E dàgli all’untore, buttiamo giù dal piedistallo non solo la Volkswagen ma tutto il mito dell’infallibilità tedesca. E già che ci siamo abbasso la Merkel e le riforme che ci sta facendo inghiottire con l’indice puntato verso l’austerità. Una volta esaurita questa paccottaglia populista che si sta scatenando intorno al caso, varrà però forse la pena di riaprire il discorso sull’intera epopea del “diesel ecologico” che ci ha preso tutti d’assalto, e che ha cambiato le abitudini dei consumatori nel breve volgere di un quarto di secolo.

Introduco qui alcuni di questi punti di riflessione.

Non è un caso che lo scandalo Volkswagen sia scoppiato negli Usa, dove la quota complessiva delle auto vendute con un diesel a bordo arriva all’1% del mercato, e non in Europa, dove il ristretto gruppo dei 15 paesi occidentali vanta oggi il 53,6% di share per i diesel. Venticinque anni fa la distanza tra i due continenti era ridicola: 9% per gli Usa e 12% per l’Europa. La differenza è stata tutta nella politica di defiscalizzazione del carburante (temporanea) operata da molti dei paesi membri, affiancata dalle esenzioni iniziali sugli standard delle emissioni accordata dalla Ue. Una volta lanciata la conversione epocale, standard e tasse sono tornate ad azzerare i vantaggi per i consumatori.

Ma pensare che questo sia un problema legato alla perfidia dei tedeschi è ingenuo. I limiti sulle emissioni dei diesel stanno stretti a tutti, e di parecchio. La stessa pratica del doppio gioco che la Volkswagen ha esibito con tanta perizia sul mercato americano era già in voga alla fine degli anni ’90 quando la stessa Epa riferì alla giustizia americana il caso della manipolazione dati da parte dei costruttori di Tir come Caterpillar, Detroit Diesel, Mack Truck, Navistar, Renault, Cummins. Tutte queste aziende usavano software tarocco per registrare nei test dell’Epa valori di emissioni dei diesel diversi da quelli reali (il caso fu risolto con il pagamento collettivo di 83,4 milioni di dollari).

Vogliamo dircela proprio tutta? Il diesel ecologico non esiste. Leggo già stamattina la valanga di articoli che lamentano come la pecora nera Volkswagen rischia di danneggiare gli enormi progressi che l’industria ha compiuto in questo settore. Ma la verità è che i diesel in circolazione in tutto il mondo hanno emissioni sette volte superiori in media ai parametri richiesti dall’Euro 6  in Europa, e da quelli del Tier 2 Bin 5, UlevII negli Usa.

Una bazzecola rispetto alle 40 volte del miracoloso turbodiesel da due litri della Jetta, ma una bazzecola che fa dell’Europa, vista la popolarità dei motori a gasolio, il primo responsabile delle emissioni di monossido di azoto, con il 40% della produzione mondiale. Tanto per non voler riaprire il tasto doloroso degli scarichi di particolato.

Il business dell’ecodiesel ha spinto un intero ciclo di acquisti di rinnovamento del parco circolante in Europa e ha rimpinguato le tasche dei rispettivi governi. Ora siamo qui a contare i danni.

Commenti
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    Mi spiace contraddire. Ma il medesimo test che ha beccato in castagna i signori di Wolfsburg coinvolgeva anche un suv Bmw X5 che, a detta degli stessi tecnici che hanno inchiodato Vw-Audi, ha rispettato senza soverchi problemi gli standard Epa-Carb in vigore in Usa.

    Visto che fa un riferimento, che peraltro condivido appieno, al populismo mediatico, eviti di cadere nello stesso errore. Non esistono né il diesel né il benzina puliti. Esistono motori a basse emissioni che rispettano i limiti di legge. E Bmw ha dimostrato di essere in grado di produrli; non è l’unica ne sono più che certo.

    Ovviamente si tratta di interventi e dispositivi costosi: è più semplice bypassare la centralina, fare un’omologazione fasulla e mettersi in tasca la differenza per ogni auto venduta…

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    Il test che lei cita signor Feroldi era stato commissionato dalla ICCT per la compilazione di un rapporto sulle emissioni dei motori diesel, del quale ho fornito il link nel mio blog. Immagino che lo abbia già letto, e che avrà visto quanto sia sia grande in media il divario tra i dati di omologazione e quelli della ‘vita reale’ delle auto a gasolio.
    In quanto ai casi specifici, direi che i giudizi al momento sono prematuri. Ci sono troppe inchieste in corso e in fase di istruzione per pronunciare assoluzioni e condanne, anche per una casa una cui singola vettura ha passato un test sulle strade della Virginia. Mi sembra più corretto aspettare qualche mese, e nel frattempo attenersi ai dati generali, che puntano il dito contro l’intera flotta circolante dei diesel. Questi sono dati, non populismo.

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