Dopo aver letto il post qui scritto da Lepouquitousse sul crescente “Pericolo smartphone”,  mi sono venute un sacco di riflessioni. Il numero citato, onestamente, mi è parso surreale, anche per un paese pieno di telefoni come il nostro: infatti una rilettura delle varie notizie uscite gli ultimi mesi rivela che 3 incidenti su 4 avvengono per distrazione (in generale): il collegamento con gli smartphone, ritenuti grande causa di distrazione è stato fatto dai vari media, tuttavia la correlazione non implica la casualità, pertanto non tutti gli incidenti causati da distrazione coinvolgono uno smartphone.

Certo, il problema esiste: ma secondo me si sopravvaluta la parte smart, dimenticando che dall’alba dei radiotelefoni veicolari ci sono sempre state simili osservazioni: è un problema vecchio di decenni. E, analizzando il nostro paese, dove circa due terzi dei patentati ha più di 40 anni, ritengo che la semplice parte telefonica (chiamate e messaggi) faccia ancora la parte del leone nei casi di distrazione da smartphone.

Ad ogni modo, il problema è stato ampiamente affrontato. Dal legislatore, che già dal 2002 aggiornò il Codice della Strada (art. 173 comma 2) per vietare l’uso di simili apparecchi. Dalle case, che sempre in quel periodo iniziarono ad introdurre, in particolare sui modelli di fascia alta, i primi sistemi ad-hoc, poi culminati nei vivavoce bluetooth, componente essenziale di qualsiasi moderno sistema di infotainment, onnipresenti nelle più piccole citycar così come nelle più grandi ammiraglie. Sistemi di infotainment, peraltro, le cui funzioni multimediali più estreme, come la visione di video o la connessione al web, si disattivano durante la guida, proprio a scopo di sicurezza. Anche gli stessi produttori di smartphone hanno fatto la loro parte, prima con modalità dedicate, poi culminate nei moderni sistemi integrati come Apple CarPlay o Android Auto, oltre al boom avuto nel campo dei comandi vocali negli ultimi 5 anni, prima con Siri, poi con Google Now e Cortana.

Tuttavia il problema continua. Come fare, allora?

Ritengo che la carenza più importante sia l’informazione. Molta gente, al di fuori delle basilari app, ignora le immense potenzialità dell’oggetto che tiene in tasca. Ignora che è in grado di leggere i messaggi in arrivo, comporne di nuovi sotto dettatura, o chiamare le persone a comando, il tutto senza muovere un dito. E lo stesso vale per le auto: conosco gente che guida costose berline tedesche, dotate di sistemi di infotainment quasi al livello di HAL 9000, e non ha mai provato a collegarvi il telefono.

Pertanto ben vengano campagne come quella citata dell’ACI , ma è altrettanto importante, oltre ad informare dei pericoli, informare anche delle possibili soluzioni. Tra l’altro, alle molte persone che leggono queste righe pensando “io ho una macchina vecchia, sprovvista di questi sistemi”, dico che la scusa non attacca: per poche decine di euro è possibile comprare soluzioni aftermarket che poco hanno da invidiare ai sistemi vivavoce di serie, in termini di funzionalità.

Altra cosa importante, è che le istituzioni diano un forte segnale: certo, esistono già le leggi, ma è difficile farle rispettare. Perché allora non punire più duramente chi, ad esempio, causa incidenti distraendosi con lo smartphone, rendendone l’uso un’aggravante al pari di droga ed alcool all’atto di comminare pene o sanzioni?

In conclusione: questo, al momento, potrà sembrare un’inezia in confronto ad altri problemi che coinvolgono il mondo dell’auto. Ma ciò significa che siamo ancora in tempo per fare qualcosa, per prevenire anziché curare. Altrimenti arriveremo ad un giorno in cui 3 incidenti su 4 saranno veramente causati solo dagli smartphone.

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