John Krafcik, amministratore delegato di Waymo, la società di Google che sviluppa il selfdriving, in un’intervista al Financial Times ha dichiarato che le auto a guida autonoma di Google saranno scollegate da internet la maggior parte del tempo. Non è uno scherzo, ma un modo efficace – sostiene – per prevenire la maggior parte degli attacchi è non essere connessi.

Certo non è confortante. Proprio Google è spaventato dagli  hacker e l’unico modo che hanno trovato per risolvere il problema è essere offline. Lo spiega bene sempre  Krafcik: ”Le nostre auto comunicano con il mondo circostante solo quando ne hanno bisogno, in modo che non ci sia una linea continua che possa essere hackerata. Quando diciamo che le nostre auto sono autonome, non significa solo che non c’è un guidatore ma anche che non c’è una continua connessione alla rete. La cybersicurezza è qualcosa che prendiamo molto seriamente”. Del resto se la rete cade e la macchina dipende totalmente dal network cosa potrebbe succedere? Sempre Krafcik dice che “la macchina è una vera auto a guida autonoma e non ha bisogno dell’infrastruttura”.

Sembrano pensarla diversamente in Bmw visto l’accordo da poco concluso con Intel e Mobileye (che ha una collaborazione anche con Audi) che punta molto sul network 5G per far funzionare le proprie auto a guida autonoma.

Chi avrà ragione? La risposta in realtà ce l’abbiamo già, basta parlare con un informatico che vi confermerà che qualunque ambito è violabile, più o meno facilmente, ma tutto può essere hackerato. Ho partecipato poco tempo fa ad una conferenza sul diritto all’oblio e, anche in questo ambito, è emerso che il modo migliore per far sparire le notizie del passato è rivolgersi ad un hacker!

Quindi non solo la guida autonoma al livello 5 è impossibile da implementare con le risorse attuali (come ha appena scritto Giulia nel suo post su Toyota) ma anche l’auto connessa, forse, sarà connessa a singhiozzo perché questo sarà l’unico modo per renderla più protetta. Ripeto, non è uno scherzo.

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