Nei prossimi giorni uscirà, al cinema, “An Inconvenient Sequel”, il seguito dell’acclamato documentario “An Inconvenient Truth”, una scomoda verità, realizzato ben 11 anni fa da Al Gore, che contribuì a diffondere l’interesse verso le tematiche legate all’annoso problema del riscaldamento globale. L’ex vicepresidente degli Stati Uniti ha più volte ribadito, nel corso degli anni, la necessità di un sequel al primo film, che facesse il punto sulla situazione. E non vi è momento migliore per parlarne di questo, visti i recenti sviluppi geopolitici.

Che piaccia o meno, esistono un sacco di prove a favore dell’esistenza del riscaldamento globale. Abbastanza perché esso venga riconosciuto dalla maggior parte dei governi e delle aziende sparse per tutto il globo.

Perché trattare la questione su queste pagine? Perché il settore trasporti, in particolare le automobili, hanno indubbiamente un profondo effetto su questo fenomeno. E’ possibile dibatterne l’entità, taluni sostengono che siano la prima causa, mentre per altri la portata è più contenuta, ma non il fatto in sé.

Ciò ha spinto, negli ultimi mesi, alcuni paesi, tra cui Norvegia,  Francia e Regno Unito,  ad approvare (o discutere) riforme per arrivare, entro qualche decennio, al fermo dei veicoli a combustibili fossili. E non solo i governi: Volvo, ad esempio, ha annunciato che dal 2019 venderà solo auto che prevedono modalità elettriche . Tesla in questi giorni ha iniziato le consegne della popolare Model 3, una mossa definita, opinabilmente, “il D-Day dell’auto elettrica”.

Certo, non è tutto rose e fiori. Ad esempio il recente voltafaccia dell’amministrazione Usa su questi temi, o le lettere firmate da molte case automobilistiche , inviate ai governi per pregarli di ritardare le riforme in tal senso. Tuttavia sembra che una piccola fiammella si sia accesa, nella speranza che qualcosa si possa fare. Gli studi sono chiari: sono già stati operati cambiamenti irreversibili, ma siamo ancora in tempo per salvare il salvabile, se agiamo rapidamente.

Esiste anche un altro aspetto, che va oltre il fenomeno del cambiamento climatico, ed è perciò immune dalle relative critiche o perplessità. Il petrolio è una risorsa fossile, limitata, e prima o poi finirà. Certo, continuiamo a trovarne, ed oggi, con le tecnologie a nostra disposizione, è possibile sfruttare giacimenti un tempo antieconomici. Ma tutto ciò non fa che spostare in là l’approssimarsi di una scadenza certa. E’ una cosa saggia concentrarsi sempre più sulle fonti di energia rinnovabili, iniziando a creare un’adeguata infrastruttura, che diventerà necessaria, in ambito automotive.

Va sottolineato anche l’incentivo economico, visto che molte aziende, giustamente, ragionano in simili termini: le fonti rinnovabili  non sono solo amiche dell’ambiente, ma pure del bilancio. La “materia prima” (sole, acqua, vento) è a costo zero, e, con la ricerca in questo campo, e le economie di scala che iniziano a formarsi, il prezzo per kilowatt è in discesa, ed è già competitivo, in certi casi, con le fonti tradizionali.

In fondo, le dichiarazioni del Ceo di Shell, il quale afferma che la sua prossima auto sarà elettrica, sembrano essere l’ennesima prova dei tempi che cambiano.

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