Il carpooling è un sistema quasi sconosciuto in Italia. In America e altrove, carpooling significa riservare un’intera corsia stradale a un’auto con più persone a bordo, almeno tre in molte città. Il sistema di condivisione è agevolato dalla amministrazioni comunali per sveltire il traffico, soprattutto nelle ore di punta, cioè al mattino e alla sera per il rientro.

Uno studio pubblicato da Science sul carpooling a Giacarta, capitale dell’Indonesia, racconta storie di gioie e dolori del carpooling in una città di oltre 30 milioni di abitanti.

Rema Hanna, un autore dello studio e docente di Harvard, spiega che a Giacarta battono perfino Napoli (per cose tipo la cintura di sicurezza disegnata e “allacciata” sulla maglietta). All’ingresso delle corsie di carpooling (obbligatoria a presenza a bordo di almeno tre persone), si legge, ci sono dei “passeggeri di professione” chiamati “jockeys” che vengono affittati per un dollaro al giorno.

Siete in due e vi manca un terzo a bordo per evitare la fila e saltare dritto nella corsia riservata del carpooling? One dollar, one jockey, e il gioco è fatto.

E’ il motivo per cui a Giacarta il carpooling, che sottrae spazio al traffico generale in nome di una migliore efficienza (meno macchine in strada, meno smog, più produttività), è stato bandito. Pazzesco il noleggio di passeggeri a un dollaro al giorno. Ma non è (l’osannata) sharing economy anche questa? Dilemma dei nostri incerti tempi.

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