Sono usciti i dati Acea sulle immatricolazioni in Europa (Eu+Efta) di settembre, un mese importante per capire come si chiuderà l’anno. In termini di quote di mercato, i giochi sono praticamene fatti; l’ultimo trimestre sposterà pochi decimi di punto. Trascinata dal calo nei due paesi più importanti, Germania e Regno Unito, la domanda a settembre ha fatto registrare circa 1 milione e 470mila unità (-2%). Nei primi nove mesi sono state consegnate finora circa 12 milioni di autovetture, il 3.6% in più dello scorso anno.

Tutto bene quindi ? Neanche per idea. La domanda spontanea da parte dei privati si è indebolita un po’ dappertutto, e alcuni costruttori sembrano aver esaurito la spinta dopo una prima parte dell’anno positiva. Tra la crisi del diesel e il dilagare dei km0, non c’è da essere ottimisti. In attesa dei dati di vendita per canale (da qualche mese coraggiosamente pubblicati da Automotive News), che forniscono un quadro più chiaro delle politiche commerciali delle Case, vediamo come è andata.

Innanzitutto, prosegue la caduta libera del marchio Volkswagen, con buona pace di chi sostiene che il dieselgate non avrebbe intaccato la fiducia dei clienti. Tutte balle: è stato un disastro per i tedeschi, e per l’intero settore. Volkswagen perde mezzo punto di quota rispetto al 2016, e quasi un punto e mezzo rispetto al 2015. Aspettando la nuova Polo, Golf e Passat hanno venduto 50mila unità in meno, più che compensate dalla nuova Tiguan. La sensazione è che le spese di marketing, fisse e variabili, siano state significativamente ridotte in linea con l’obiettivo di aumento del margine al 4% previsto entro il 2020.

A ruota di Volkswagen segue un terzetto composto nell’ordine da Renault, Ford e Opel. I francesi, con una quota stabilmente al di sopra del 7%, sembrano essere quelli che stanno meglio anche se hanno visibilmente rallentato, mentre i marchi tedeschi stanno decisamente perdendo terreno.

Come avevamo previsto, dopo un 2016 solo apparentemente positivo, Ford sta attraversando un periodo complicato, e non solo a causa della Brexit. Vedremo se il lancio della nuova Fiesta darà nuovo impeto al marchio dell’ovale blu sia in termini di volumi che di margini, certo il prodotto è più grande e più caro del precedente, e per molti clienti attuali potrebbe essere fuori portata. Da agosto le vendite Opel sono comprese nel gruppo Psa, ma non è difficile fare un confronto con lo scorso anno, rispetto al quale il marchio perde mezzo punto di quota.

Seguono Peugeot, Fiat, Toyota e Skoda, con una quota compresa tra il 5.8% ed il 4.5% ed un tasso di crescita superiore alla media del mercato. In particolare, spicca Toyota, le cui vendite crescono a doppia cifra (+14.2%) grazie al contributo del crossover C-HR e delle versioni ibride. Skoda ha ripreso a correre grazie ad un’offensiva nel segmento suv con la Kodiaq a cui seguirà la Karoq presentata a Francoforte, mentre per Fiat e Peugeot è prudente sospendere il giudizio in attesa dei dati di vendita per canale.

A questo proposito, mi giungono voci che, non necessariamente per questi marchi, gli sconti ai noleggiatori a lungo termine si stiano pericolosamente avvicinando per entità a quelli praticati ai noleggiatori a breve, ed è improbabile che il trend si inverta negli ultimi tre mesi dell’anno.

Una citazione meritano le coreane Hyundai e Kia, che si sono assestate al 3% circa di quota (insieme valgono il 6.3%, non male), hanno appena lanciato due crossover compatti interessanti come Kona e Stonic, e sono più vivaci di altri marchi europei sul fronte dell’innovazione a livello retail.

Per quanto riguarda i marchi premium, anche in Europa continua l’inarrestabile ascesa di Mercedes, sospinta dalle berline Classe C, Classe E e dal suv GLC, la mia auto preferita. L’anno prossimo potrebbe arrivare al 6% di quota, mentre Audi e Bmw, ambedue in calo, di questo passo faranno fatica a mantenere il 5%.

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