È uscita la trimestrale di Fca (Fiat Chrysler), preceduta la scorsa settimana dalle aspettative negative degli analisti (il titolo è stato ripetutamente sospeso per eccesso di volatilità), che sono state puntualmente smentite. Come spesso è accaduto, Marchionne ha messo tutti a tacere, mostrando numeri in crescita per i “key performance metrics” (fatta eccezione per il fatturato) e confermando i target per fino anno, compreso quello di riduzione del debito industriale al di sotto dei 2.5 miliardi di euro.

In una delle prime slide della presentazione dei risultati finanziari vengono chiaramente indicati i “driver” che Marchionne ha individuato da tempo per portare a casa il piano quinquennale con scadenza 2018, presumibilmente l’ultimo che “consegnerà” prima di passare la mano (si dice ad Alfredo Altavilla, suo delfino e capo della regione Emea). Vale a dire il piano di riallineamento della capacità produttiva in Nord America, con il lancio di tre prodotti importanti nei prossimi sei mesi: prima il nuovo Wrangler, poi il nuovo Cherokee ed il pick up Ram 1500, a cui dovrebbero seguire le Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer che faranno concorrenza alle Range Rover. Tutti modelli con margini a doppia cifra che sostituiranno nella gamma le autovetture che negli Stati Uniti nessuno vuole più comprare (Subaru a parte), e compenseranno il previsto calo della domanda con un arricchimento della mix.

Nonostante sia in leggera diminuzione rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno, l’EBIT della regione Nafta (3.9 miliardi) continua a pesare per il 75% del totale, che dopo gli aggiustamenti è di 5.2 miliardi con un margine in aumento al 6.3%. Alla crescita dell’EBIT (653 milioni) hanno contribuito in modo significativo la regione Emea (162 milioni) e Maserati (217 milioni). L’EBITDA non è ancora sufficiente a generare cassa al netto degli investimenti (la spesa per capitale incide per 6.5 miliardi), e difficilmente a fine anno sarà superiore ai 13.5 miliardi previsti dal piano nel 2017. Di conseguenza, il debito netto industriale rimane fermo a circa 4.5 miliardi, e a questo punto Marchionne dovrà tirar fuori dal cappello a cilindro nell’ultimo trimestre un paio di miliardi.

Anche nell’ipotesi di uno “’spin-off” di Magneti Marelli, non si vede come si potrà arrivare ad una generazione positiva di cassa per 4-5 miliardi entro la fine del 2018: il riallineamento della capacità produttiva negli Usa e la crescita dei volumi globali di Jeep da soli non supportano un livello di EBITDA che l’anno prossimo dovrebbe toccare i 17-18 miliardi. Il margine di Maserati è quasi raddoppiato, ma in valore assoluto l’EBIT vale poco, ed il taglio della produzione in Cina, dopo che le autorità hanno introdotto una nuova regolamentazione dei rapporti fra produttori e concessionari che impedisce alle case automobilistiche di imporre ai venditori di acquistare stock di vetture, non è una buona notizia.

Mentre non è dato sapere quale sia il reale contributo ai conti di Alfa Romeo, sappiamo con certezza che la liquidità è scesa sotto i 20 miliardi e nel 2018 il gruppo dovrà ripagare oltre 5 miliardi alle banche ed al mercato.

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