E così l’Alfa Romeo torna in Formula 1, leggo ovunque da una settimana con una certa enfasi. Una buona notizia, per la storia passata del marchio e per tutti gli appassionati. Ma basta leggere con più attenzione e ci si accorge che le cose stanno in altro modo.

Qui il comunicato e qui la realtà: l’Alfa Romeo torna in F1 soltanto come marchio, a bordo di una Sauber svizzera con sotto motori Ferrari. L’idea di Marchionne, pure, c’è tutta: riportare in qualche modo in pista il marchio con un passato glorioso nel motorsport e provare a spingere l’immagine e le vendite delle Alfa Romeo per tutti i giorni, sulla scia della maggiore notorietà della Formula 1.

Certo, chissà cosa ne penserebbe Enzo Ferrari, che quando lasciò l‘Alfa Romeo per creare la Ferrari poi vittoriosa nel 1951 esclamò: “Ho ucciso mia madre”. Lì nella casa milanese, dove il Drake non ancora Drake si definiva “agitatore di uomini e di problemi tecnici”.

Il ritorno dell’Alfa Romeo sulle piste è insomma una pura operazione commerciale. Ma perché non dirlo chiaro? Marchionne ci mette una certa enfasi sulla notizia (lui sì che fa bene a farlo) perché ne ha bisogno per la Giulia, per la Stelvio e per gli altri modelli che verranno, secondo il nuovo posizionamento del marchio per il quale ha prospettato un futuro da premium in competizione con le rivali tedesche.

Le quali oggi vendono (primi 9 mesi dell’anno, dati Jato) in un rapporto di circa sei a uno nei confronti della Giulia e con un plus minore nei confronti dello Stelvio (la cui commercializzazione è iniziata solo in primavera). Il suv fa comunque nettamente meglio della berlina, e non ci voleva molto a prevederlo.

Un paio di settimane fa su Repubblica è uscito un reportage dalla fabbrica di Cassino dove si costruisce la Giulia. Si dava voce ad alcuni di quei 530 lavoratori interinali (su 830) lasciati a casa dall’Alfa Romeo con un sms, perché l’auto non si vende secondo obiettivi. Purtroppo per loro, da lungo tempo Marchionne centra solo i target finanziari e non quelli di volume. “Ci aggiorneremo”, il testuale sms agli ex ormai dipendenti.

Ma se proprio si vuole tifare Alfa Romeo, come continuo a leggere in giro, meglio farlo per il ritorno dei lavoratori di Alfa Romeo a Cassino. Magari anche con una certa enfasi. Altro che F1.

Commenti
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    Sento puzza di spin-off a puri fini speculativo-finanziari. Spero per Alfa che non accada mai, che già quest’operazione in F1 è una barzelletta ammazza-immagine, altro che ritorno e ritorno: la Sauber? davvero? sarà entusiasmante vederla battagliare per non finire ultima in classifica, proprio la pubblicità di cui Alfa ha bisogno, sissignore.
    Sarebbe stato un minimo sensato rilevare tutta la scuderia svizzera in toto, magari ad un prezzo stracciato, esattamente come fece Mercedes con la Brawn GP, e da lì ricostruire da capo il team con un’identità davvero Alfa Romeo (partendo dai motori magari). Ma si vede che dietro le tanto strombazzate percentuali con segno più di cui il maglionato si vanta non c’è poi così tanta sostanza…
    Bah… almeno speriamo bene per Cassino.

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