Tutto come previsto nella presentazione dei risultati finanziari 2017 di Fiat-Chrysler da parte di Sergio Marchionne, entrato ufficialmente nel suo ultimo anno da ceo del gruppo. Personalmente, sono d’accordo con il più acuto degli analisti, Max Warburton di Sanford Bernstein, che di recente in una nota agli investitori, ha scritto: “Can he really let go? There’s no real buyer for FCA and no internal successor”, insinuando che FCA potrebbe optare per un outsider e che Marchionne potrebbe rimanere “as a very ‘hands-on’ executive chairman.”

Ci sta. Secondo me però sarà un insider; tirato per la giacchetta partecipo al toto-ceo e dico Pietro Gorlier, attuale capo di Mopar e Magneti Marelli.

Ma lasciamo stare i gossip e veniamo ai numeri. A fronte di un fatturato di circa 110 miliardi di euro in linea con lo scorso anno, l’EBIT adjusted cresce di circa un miliardo (margine 6.4%) ad oltre 7 miliardi e l’utile netto di 1.2 miliardi a 3.8 miliardi di euro, mentre il debito netto industriale si riduce da 4.6 miliardi a 2.4. Al netto delle spese in capitale (oltre 8 miliardi e mezzo), la generazione di cassa è di 1.6 miliardi, grazie ad un EBITDA che sfiora i 13 miliardi. La liquidità disponibile, tuttavia, si riduce di 3.4 miliardi.

Nonostante le vendite in calo e la perdita di quasi un punto di quota di mercato, l’area NAFTA mantiene un EBIT superiore ai 5 miliardi, con un’incidenza sul totale che scende dall’85% al 74% grazie alla crescita delle altre regioni, tra cui EMEA a 735 milioni con un margine del 3.2% e Maserati a 560 milioni con un margine del 13.8%.

Per il 2018, “guidance” confermata in linea con gli obiettivi del Business Plan, con un fatturato intorno ai 125 miliardi di euro, EBIT adjusted non inferiore agli 8.7 miliardi, un utile netto adjusted intorno ai 5 miliardi ed infine il “target dei target”, vale a dire una cassa positiva per circa 4 miliardi.

Come sempre, il fattore chiave di successo sarà una poderosa ‘top line growth’ trainata dai nuovi modelli Jeep e Ram, con un EBITDA che dovrà essere significativamente superiore al 2017, diciamo intorno ai 17-18 miliardi. Un compito non facile vista la previsione della domanda negli Stati Uniti ed in Europa nel 2018.

Senza ombra di dubbio, Marchionne farà di tutto per raggiungere l’obiettivo di cassa, tenendo conto che entro l’anno dovrà ripagare quasi 7 miliardi di debiti.  Anche se il gruppo nel 2018 beneficerà di un vantaggio fiscale, con una riduzione dell’aliquota dal 35 al 25% che vale poco meno di un miliardo di euro, potrebbe non bastare e allora qualcosa sarà costretto a vendere.

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