E così Carlos Ghosn, numero uno di Renault e dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, è rimasto al volante nonostante le pressioni dell’azionista pubblico francese. Nel tira e molla della trattativa, direi che ha vinto su tutta la linea. Ammetto di aver sbagliato previsione, visto che dall’altra parte c’era Emmanuel Macron. Ma evidentemente il presidente francese ha urgenze diverse. Sempre, naturalmente, che non ci siano da qui a giugno altri colpi di scena.

64 anni il prossimo 9 marzo, l’assemblea degli azionisti dovrà ratificare appunto in giugno il suo terzo mandato di ceo Renault per altri quattro anni. Ghosn non è vecchio anagraficamente, intendiamoci, ma vecchissimo uomo di potere, essendo diventando numero uno nel 1999 per salvare la Nissan e poi dell’alleanza dall’1 maggio 2005.

Il più longevo dei top manager, un highlander dell’auto. “Non vivrò per sempre”, ha esordito da attore con analisti e stampa la settimana scorsa. Uno che non tradisce mai quando parla in pubblico. Una manna dal cielo, per noi giornalisti.

Come ha fatto a resistere a Macron, che lo aveva attaccato pubblicamente sulla governance dell’alleanza e sul compenso? Da manager: ha chiuso un bilancio record di Renault (+17,4% di utile operativo) e conquistato per la prima volta con Renault-Nissan-Mitsubishi la leadership mondiale per vendite con 10,6 milioni di veicoli nel 2017, strappandola al gruppo Volkswagen.

Ghosn in cambio ha accettato di ridurre del 30% il suo compenso – tema su cui c’era stato scontro l’anno scorso con lo stato francese azionista per il 15% – e ha accettato la nomina di un numero due e presunto successore in Thierry Bolloré, parentela con il più noto Vincent di Vivendi e altro, classe 1963, bretone e dunque francese come aveva chiesto il governo, cresciuto in Michelin come Ghosn.

Però in questi anni in Renault i numeri due sono stati divorati dal numero uno. E’ successo per ben due volte, alla terza Ghosn ha addirittura nominato due numeri due: come dire, che si facessero le scarpe fra loro. E Bolloré? Non ci scommetterei più di tanto.

Non sono per rottamazioni anagrafiche di stampo renziano (visto poi come lì sta andando a finire…) ma stento a credere che un cambio di stagione dopo un’era come quella di Ghosn possa cominciare da Bolloré che nel 2022 – termine del piano Drive The Future – avrà 59 anni.

Di recente, nell’auto solo Jim Hackett è stato nominato ceo di Ford a ben 62 anni. Ma è stato un cambio in corsa avendo lasciato a piedi improvvisamente il boss precedente. Una transizione, mentre per una rivoluzione, notoriamente non un pranzo di gala, ci vuole altro. A Detroit, figurarsi a Parigi.

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