E’ da ieri che mi frulla in testa una domanda: ma Trump si sarà accorto che una delle conseguenze della sua guerra commerciale con la Cina potrebbe essere di favorire un costruttore tedesco come Daimler, cioè Mercedes? E dopo che l’anno scorso il presidente americano aveva attaccato Angela Merkel definendo “very bad” la politica commerciale del colosso europeo e in particolare il successo in America dei costruttori tedeschi?

Se la Cina dovesse varare un’ulteriore tariffa del 25% sulle auto esportate dall’America, come ha minacciato per ritorsione (che si aggiungerebbe all’attuale 25% di dazi su tutte le auto importate in Cina, a prescindere dalla provenienza), per Daimler e Bmw – più che per altri – la situazione sarebbe molto complicata: entrambe hanno fabbriche in America dove producono parte delle auto che poi spediscono in Cina.

Il Wall Street Journal ha ripreso un’analisi di Bernstein dalla quale risulta che la Bmw nel 2018 stima di esportare in Cina dagli Usa circa 90.000 auto, Mercedes circa 60.000. Fate voi i conti.

Facendo fantapolitica, si potrebbe anche pensare che Trump avesse calcolato questo rischio e lo stesse facendo anche per penalizzare la Germania. Forse la Bmw, che ha già accordi con produttori cinesi ma probabilmente non ancora sufficienti ad arginare i danni, sarà effettivamente penalizzata. Non Daimler.

L’acquisizione del 10% del gruppo tedesco da parte della cinese Geely è la mossa che ha rimescolato le carte. Daimler, che ha già accordi con produttori locali, adesso può sbarcare in Cina in modo ancora più consistente, guadagnando un vantaggio competitivo non indifferente rispetto al resto del mercato e in particolare ai rivali di Bmw.

Il paradosso è che Daimler potrebbe perfino ringraziare. Non così la Tesla, che potrebbe subire grossi impatti negativi dalla nuova tassa cinese. Ma questa è un’altra storia, magari da seguire a colpi di tweet tra Trump e Musk. Da non perdere.

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