Distratto dal prossimo Salone di Ginevra, mi accorgo solo leggendo Automotive News Europe che Mercedes metterà fine l’anno prossimo alla produzione della sua spider più piccola, la SLC. Meglio nota come SLK fino al 2011, poi cambiato nome e acronimo per le solite fisse interne del marketing: C indica il segmento di appartenenza. Ma a chi? E quanto frega a uno che finalmente si può comprare un’auto a cielo aperto?

La Mercedes, leggo sempre più interessato, ha deciso di mollare perché la spider non si vende, e vabbè, capita: meno di 6.000 unità in tutta Europa nel 2018, fonte Jato Dynamics. Disastro. Ma ciò che mi saltare sula sedia è l’altra motivazione: tutta colpa di suv e crossover, che impazzano sui mercati e per i quali i consumatori perdono la testa. Invece di perderla per una spider appena si libera del tetto. Non c’è più religione.

La Mercedes SLC, anzi SLK, ha una storia ventennale (1996 prima generazione) bella e possibile. Il tetto ripiegabile in metallo certo non aveva il fascino della tela di una spider classica, ma nemmeno i suoi problemi e i rischi di venir tagliata da qualche deficiente di passaggio. La Mercedes SLK era unica nel suo genere, qualche metro sotto c’era la Peugeot 206 e nulla più. Nell’auto, non capita quasi mai.

Che tristezza, e tutta colpa di questa suvvizzazione dei gusti prima ancora che dei mercati. Che miete altre vittime illustri: la Volkswagen cessa la produzione del Maggiolino il prossimo luglio, niente quarta generazione come per la Mercedes SLC, vendite giù. Ma quanto è unica. Storie e funzioni molto diverse per i due modelli, ma parafrasiamo che è meglio: fermate il mondo che le fanno scendere.

Meno male che alla Mercedes hanno almeno deciso di chiudere con una idea allegra: l’ultimo modello Final Edition della SLC è in giallo. Il colore della gelosia,

Chissà quanto se la ridono alla Bmw, che hanno appena rilanciato la nuova generazione della Z4 (dividendo gli oneri di sviluppo con Toyota per la Supra, tiè). O magari viene loro da piangere?

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