Le nozze fra Renault e Fiat Chrysler non si faranno coi fichi secchi, ma nemmeno con un Ceo – l’amministratore delegato nella traduzione italiana – che sulla carta non sia il meglio del massimo. A lavori in corso, il Ceo indicato della nuova società che dovrebbe nascere dalla fusione più l’eventuale ingresso di Nissan e Mitsubishi è Jean-Dominique Senard. Manager di alto livello e di lungo corso: ma non credo che sarà lui il Ceo di una struttura così complessa – se e quando la cosa nascerà.

Innanzitutto per motivi anagrafici. Senard ha compiuto 66 anni il 7 marzo scorso, ha formazione finanziaria, ha lavorato prevalentemente nell’energia, nell’alluminio e a Michelin, dove ha ricoperto vari incarichi fino alla presidenza. Paradosso della storia: è qui che passa 14 anni della sua vita, fino al gennaio scorso quando viene nominato presidente di Renault al posto di Carlos Ghosn che a sua volta aveva passato 18 anni in Michelin, prima di essere chiamato in Renault da Louis Schweitzer nel settembre del 1996.

Ghosn a boss dell’Alleanza ci arriva però solo nel 2005, dopo essersi fatto le ossa per sei anni alla Nissan in Giappone. Senard, anche da vicepresidente di Nissan, fa un altro lavoro: il sarto di una ricucitura con i giapponesi e il chimico della fusione con gli italiani.

Figlio di un diplomatico, è oggi l’uomo giusto al posto giusto. Ma fatico a vederlo come super Ceo di una società automotive transatlantica che potrebbe arrivare a coprire tre continenti e tre culture diverse (più la solita eccezione francese…), un lavoro pazzesco anche per chi sapesse di gestione di questa industria delle industrie. Altro paradosso della storia: il prescelto potrebbe diventare un altro Ghosn o un altro Marchionne per accumulo di poteri. L’incubo degli azionisti.

Nel frattempo è sparito dall’orizzonte l’attuale Ceo di Renault, Thierry Bolloré (55 anni il 30 maggio), altro manager di lunga esperienza ma che da subito mi era sembrato più uomo di transizione che vero erede di Ghosn. Mentre di Mike Manley (55 anni), Ceo di Fiat Chrysler, si è già detto che potrebbe tutto al più fare il direttore generale della nuova entità nata dalla fusione con Renault, non il Ceo.

Non è un buon segno per lui, né che gli sia stato affiancato da marzo come amministratore esecutivo l’altro inglese Richard Palmer, capo della finanza di Fca, probabilmente proprio in vista del processo di fusione con Renault. Palmer ha esperienza diretta di questi dossier avendo lavorato gomito a gomito con Marchionne sul matrimonio tra Fiat e Chrysler a partire dal giugno 2009. Sarà prezioso, se le cose andranno avanti con Parigi.

Insomma, super Ceo cercasi per Renault-Fiat Chrysler e giapponesi Nissan e Mitsubishi eventualmente.

Il profilo? Se la nuova società che verrà – se verrà – fosse stata a guida transalpina, il Ceo sarebbe dovuto essere innanzitutto francese o naturalizzato francese, come è sempre accaduto fino al brasiliano di nascita Ghosn e al portoghese Carlos Tavares (i due nella foto in alto, il secondo oggi in Psa). Ma essendo un matrimonio fra eguali – come è stato presentato – il Ceo potrebbe avere in tasca  quasi qualsiasi passaporto: italiano compreso ma giapponese escluso, ahiloro.

Non so se Senard, Bolloré e Manley finiranno davvero ai giardinetti, ma non mi stupirei se i cacciatori di teste fossero già al lavoro. (Auto) candidature corrono.

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