Occhio all’aereo, cari manager dell’auto se per caso state leggendo questo blog. Oggi stesso potreste salire o scendere dalla scaletta per l’ultima volta: pensateci bene prima di andare in aeroporto. E meditate su cosa avete fatto, più che su cosa state per fare.

Lo scenario è cupo. Thierry Bolloré, ex direttore generale di Renault, ha gridato al complotto. Giovedì, appena sceso da un aereo all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi proveniente da Tokyo, lo hanno portato al quartier generale e gli hanno detto: “Nulla di personale” mais adieu. Fatto fuori in un battito di ciglia, poltrona ad interim in attesa che i cacciatori di teste trovino il successore giusto.

Ricordate Carlos Ghosn? Solo un percorso inverso. Nel novembre scorso, all’aeroporto Haneda di Tokyo, Ghosn non fa in tempo a saltar giù dall’ultimo gradino del suo aereo privato che poliziotti giapponesi gli mettono le manette ai polsi e lo portano dentro per illeciti finanziari che lui nega ancora oggi. Poi buttano le chiavi: il processo dovrebbe svolgersi nella primavera del 2020.

E che dire dell’aereo fatale di Oliver Schmidt, top manager della Volkswagen in Nordamerica? Gennaio 2017, sta per salire su un volo che dall’International Airport di Miami lo riporti a casa dalle vacanze, sai che umore… ma appena fuori il “restroom”, non gli fanno vedere nemmeno la scaletta dell’aereo. Lo arrestano per poi condannarlo a sette anni di carcere. E’ riconosciuto colpevole di avere imbrogliato le autorità americane falsificando insieme ad altri i test sulle emissioni di alcuni motori turbodiesel tedeschi. Si chiama Dieselgate.

Per un certo periodo, alcuni top manager del gruppo Volkswagen eviteranno di prendere aerei per gli Stati Uniti. Viele Grüße, Immigration. Saggezza tedesca.

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