Warren Buffett e Jensen Huang non c’entrano nulla, lo so. Per storia personale e per modi e tipologia di azione nel mondo degli affari, dall’analogico al digitale. Eppure, tra i due vedo quasi un passaggio di testimone per la loro capacità di influenza globale (nel bene e nel male), come nessun altro. Ci rimugino nel giorno in cui Buffett, 95 anni, ha deciso di lasciare la guida della sua creatura Berkshire Hathaway, holding o società di partecipazioni azionarie fra le più ricche del mondo, e Huang, 62 anni, è stato nominato Persona dell’Anno 2025 da Time per la gestione di Nvidia, la società tech più capitalizzata al mondo. Una coincidenza.
Di sicuro, l’automobile non è stata la priorità del loro agire, il che la dice lunga sulle straordinarie capacità di visione di entrambi. Ci hanno messo mano dopo anni in altri business, Buffett con Byd e Huang con i chip. Se poi questa lungimiranza possa essere considerata un’altra traccia di un filo rosso, ognuno valuti a modo suo, lascio lo sportello aperto.
L’auto è solo una tacca del loro saper agire.. Buffett ha trattato Byd applicando la sua prima lezione: “buy&hold”, compra e tieni le azioni a lungo se vuoi risultati. Era il settembre del 2008 e, mentre il mondo aveva occhi solo per Lehman Brothers a gambe all’aria, Buffett, insieme al suo socio Charlie Munger (scomparso a 99 anni alla fine del 2023), investe 230 milioni di dollari per il 10% di azioni di Byd, semisconosciuta società che produce batterie per i telefoni. Quando Buffett azzera la partecipazione, ufficialmente nel settembre dell’anno scorso, il valore della partecipazione di Byd, ormai un colosso mondiale dell’auto, si è moltiplicato per oltre il 4000%. In realtà, l’uscita sarebbe avvenuta il 31 marzo, cioè alla vigilia del picco del valore delle azioni in maggio, seguito da un declino legato ai problemi di sovraproduzione del costruttore e alla guerra dei prezzi sul mercato interno. Se Byd era stato un “maledetto miracolo”, parola di Munger, questo non lo è. Solo visione.
C’è assoluta visione anche per Huang, che con Nvidia attende quasi tre lustri prima di produrre chip destinati all’industria dell’auto in chiave di guida autonoma. Un business per altro già di transizione, considerando che gli stessi chip – sulla spinta potente dell’intelligenza artificiale di cui è signore – servono per la mobilità automatizzata come per la robotica e altre applicazioni. E quelli di Nvidia sono considerati da tutti, cinesi compresi, i più avanzati.
Buffett è stato il più grande investitore di sempre, Huang è il più grande venditore di chip al mondo. Il primo, partito dal tessile, è stato chiamato “l’oracolo di Omaha” per le sue capacità predittive nel business e non per ambizioni di altro tipo. Il secondo, partito da schede grafiche per pc, non si spaccia per salvatore del mondo alla Elon Musk o alla Peter Thiel, ma al più dispensa consigli su come lavorare 100 ore a settimana, e sopravvivere. In un mondo in cui il diritto internazionale viene stracciato, Buffett e Huang credono nel multilateralismo e non nel protezionismo, cosa che non esclude al secondo di fare affari con Trump. E quanto mi piace che entrambi siano notoriamente forti lettori di libri, oltre che di analisi finanziarie e di tutto il resto del mestiere.
Passaggio di testimone? Ognuno di noi ha il suo piano. Anche se – come diceva non certo un fine analista come Mike Tyson – “tutti hanno un piano, finché non vengono colpiti da un pugno in faccia”.