Nella vita lavorativa, sarà capitato di aver detto a qualcuno che siamo tutti sostituibili, o che altri lo abbiano detto a noi. Non a Gerry McGovern, il capo del design di Jaguar Land Rover, insostituibile nell’ego e licenziato all’improvviso da altri da sé, gente pur mai contemplata. E’ successo l’1 dicembre scorso a Gaydon, dove uno dei più noti designer dell’auto mondiale sarebbe stato addirittura “accompagnato alla porta”, secondo quanto scritto (e non smentito) da Autocar India. Probabilmente auscultando in loco la voce del padrone, gruppo Tata, che a novembre ha spedito il suo direttore finanziario PB Balaji a prendere il volante della controllata britannica. E, come primo atto, a buttar giù dalla macchina il designer, Sir e Professor.
Gerry McGovern, 69 anni con nascita a Coventry, patria di Jaguar e di Rover, non si può dire sia un personaggio che ispiri simpatia. Ego espanso, l’ultima volta che l’ho incontrato in Inghilterra qualche anno fa per il racconto della nuova Land Rover Defender, trovò il modo di rimarcare la sua distanza siderale. Una sorta di io Tarzan tu Jane, parlandoci dall’alto di una scala, e noi lì in basso ad ascoltarlo. Un personaggio assolutamente divisivo, colpa non tollerata soltanto in politica, da prendere o lasciare. Negli aneddoti, uomo innamorato dell’Italia, cui accennava anche per una sua ex fidanzata a Torino, proprietario a Birmingham di una casa pare equivalente a un museo di arte contemporanea.
Ma che McGovern abbia ispirato in questi giorni pochissimi “obituary” sui media mondiali per colpa del suo ego, mi stupisce comunque. Nel car design lascia un segno profondo, nello stesso tempo molto intellettuale e molto di mercato. In fila, nel mio personale calendario dell’avvento: la MG-F, spiderina pescata nella tradizione British che a metà anni 90 fu la più bella risposta alla Mazda MX-5; la Land Rover Freelander che democratizzò il marchio al di là dell’eterna prima Defender (1948-2016); la Land Rover Evoque che, vent’anni dopo, sembra nata adesso e fa da master non detto a tanti modelli della concorrenza in circolazione. E poi la nuova Defender, dove però bisogna dare a Massimo Frascella quel che è di Massimo Frascella.
Gerry McGovern è stato naturalmente molto altro, in Jaguar Land Rover ha spadroneggiato (qui un accenno fra lui e Thomas Hobbes), finché ha profanato il tempio con la Jaguar Type 00. Sì, la Jaguar rosa, prototipo di una prossima GT elettrica e visione di un marchio che così non è mai esistito, semmai “copy of nothing”. “La chiave della trasformazione di Jaguar risiede nel suo design, che trasmetterà un senso di unicità senza termini di paragone”, tanto per restare alle sue altitudini. Intorno, sberleffi alla Elon Musk (“ma vendono auto?”), accuse alla Donald Trump (“stupida e woke”), annunci di fine della storia del marchio per quasi tutto il resto del mondo. Forse è qui che, per Tata, McGovern da intoccabile all’inglese diventa un dalit.
Credo che la Jaguar rosa non gli verrà mai perdonata, la “Miami Pink”. Anche se per me l’errore grave era l’altra a fianco, la “London Blue”, come se il vero colore della città non fosse “Fumo di Londra”. Però mi piace pensare che, nel suo ego senza limiti, McGovern abbia voluto lanciarci un’ultima estrema provocazione, giocando a modo suo fra Pantera Rosa e Giaguaro Rosa. Solo per i miei occhi, sarebbe un insostituibile per sempre.