I veicoli a combustione interna scompariranno nel 2030. Al loro posto, dopo una transizione con veicoli ad alimentazione ibrida, entro il 2040 ci saranno sui mercati solo veicoli a idrogeno. L’affermazione piuttosto impegnativa è stata fatta pochi giorni fa a Siviglia da Juan Verde, vice ministro del commercio estero e responsabile dei rapporti con l’Unione europea dell’amministrazione Obama, ricordando pure che oggi i motori tradizionali coprono nel mondo il “99,9% ” della domanda. E’ vero che la politica può e deve guidare i cambiamenti, per esempio con norme sempre più restrittive in fatto di emissioni, ma come nel giro di venti o trenta anni questo modello di business possa essere cancellato – e perdipiù non dalla trazione elettrica, su cui i costruttori stanno dirottando i loro investimenti – è un mistero.

 L’affermazione di Verde, un imprenditore di 40 anni nominato da Obama nel dicembre del 2009, ricorda un’altra “sentenza” avventurosa che ha fatto molto discutere. Secondo lo studioso americano di media Philip Meyer, l’ultima copia del New York Times sarà venduta nel 2040. Poi non più un giornale di carta (e nemmeno a idrogeno…), ma solo informazione on line per tutti. A cominciare dal quotidiano più famoso del mondo. Che dire? In entrambi i casi, sono salti in avanti senza rete, ma una riflessione sul parallelo auto/editoria ci può comunque stare: i due settori hanno oggi molti problemi simili, di costi (aumento delle materie prime, distribuzione), di mercato (i consumatori comprano meno), di modi di vivere (si usa l’auto come si cerca informazione in maniera diversa da come accadeva nel secolo scorso, a partire dai giovani).  La velocità dei cambiamenti cui ci sta abituando l’information technology non cancellerà probabilmente in tempi così brevi l’automobile così come la conosciamo, ma un’accelerazione verso motorizzazioni a minor impatto ambientale deve essere assunta da tutti come un dato di fatto. Verde o non Verde, è il caso di dirlo in tutti i sensi.

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