Maserati non finirà come la Bella di Torriglia, tutti la vogliono ma nessuno se la piglia. Il ceo di Stellantis Antonio Filosa e il capo del marchio Santo Ficili sono persone colte, oltre che gente sveglia essendo di chiara origine meridionale. Per rovesciare la filastrocca ligure e portare Maserati (entro dicembre, dicono) a un “nessuno la vuole ma qualcuno se la piglia”, sono andati in Cina a studiare antichi testi di epoca Song, fra il 1089 e il 1163.
Qui, con Maserati sotto il braccio, si sono imbattuti in Jac, costruttore di Hefei già in combutta con stranieri come Hyundai, Volkswagen e Pininfarina. E in Huawei, colosso del tech fondato quarant’anni fa per la telefonia da un ex ufficiale del genio militare. Oggi è primo fornitore di Cina di chip e sistemi di assistenza alla guida all’industria automobilistica del paese, lavora per 25 marchi e ha messo in piedi una vera e propria alleanza con 5 di loro. Ha una sua rete distributiva, non costruisce auto in proprio, ne fornisce il cuore o cervello che sia.
Maserati non naviga in cattive acque, non naviga proprio. Nei primi sei mesi dell’anno ha venduto nel mondo 2.737 macchine, sono state 7.900 nell’intero 2025, ricavi e perdita operativa neanche a dirli. Insomma, per parafrasare la Bella di Torriglia, nessuno la vuole più sui mercati, almeno fra i consumatori benestanti.
A Maserati, a dire il vero, qualche spasimante cinese si era presentato. In passato recente si sarebbe fatta avanti Chery, vicina di casa di Jac ma ben più grande. A Shenzen, pochi mesi fa, ho assistito alla seguente scena: Stella Li, vice presidente di Byd, primo costruttore mondiale di elettriche, e Alfredo Altavilla, ex braccio destro di Sergio Marchionne e oggi special advisor di Byd per l’Europa, hanno detto un po’ accorati che Maserati purtroppo non era in vendita. Almeno, non a loro.
Alla ricerca del tempo da non perdere, Filosa e Ficili alla fine hanno scovato in Cina un verso di monaci buddisti della dinastia Song: “Nessuno coltiva il campo magro; una volta coltivato, ci sono persone che se lo contendono”. Parole sante, che nella moderna versione cantonese suonano come “nessuno vuole il campo, ma appena qualcuno lo coltiva, tutti se lo contendono”. E così vennero Jac e Huawei.
Che ci farebbero con Maserati? Jac ha capacità produttiva da vendere e non è un big tra i costruttori cinesi – meno di 400mila veicoli all’anno e soprattutto commerciali (occhio: nemmeno Leapmotor era un big ai tempi di Carlos Tavares). Ma l’anno scorso Jac con Huawei ha creato Maextro, un marchio elettrico definito “ultrapremium”, lanciando il berlinone S800. Essendo poi di proprietà statale, ha agganci importanti con il Partito, cose che contano e non si pesano.
Huawei ha tutto ciò che manca a Maserati: architetture elettriche e software, investimenti massicci in ricerca e sviluppo (quasi il 22% del suo fatturato, 126 miliardi dollari l’anno scorso), un ecosistema di cui l’automobile è sempre più parte integrante, pena l’obsolescenza (delle capacità di Huawei ne ho scritto da poco in questo articolo).
Seguo Huawei da prima che l’amministrazione Trump la mettesse al bando, facendo la fortuna del gruppo cinese. Mi è chiaro che una Maserati connessa a questa società tech oggi avrebbe problemi politici negli Stati Uniti, altro che trionfi all’Indianapolis. Ma Maserati deve pensare a risolvere i suoi problemi attuali e non a quelli ipotetici di domani legati a Trump: basta ricordare che l’anno scorso negli Stati Uniti ha venduto soltanto 2.838 macchine.
Più ci penso, e più mi affascina l’idea che – con l’aiuto dei cinesi – Maserati dopo i suoi primi 100 anni potrebbe festeggiarne altri, cambiando però radicalmente. Da marchio sportivo con una storia rara a marchio premium quanto errabondo sui mercati, Maserati potrebbe essere trasformato in un brand di super lusso di nicchia.
Una operazione tipo la promessa Jaguar, di cui sappiamo ancora poco, salvo che – al contrario di Maserati – è stata praticamente estinta sui mercati con l’obiettivo che torni come l’Araba fenice. Mai visto nulla di simile nell’automobile, ma di questi tempi l’impensabile a volte è più facile del pensabile.
Però dite a Filosa e Ficili che i cinesi non ce l’hanno l’Araba fenice. Il loro animale mitologico si chiama Fenghuang ed è un’altra cosa. Che si affrettino, non si può lasciare incenerire Maserati. Non è così che rinascerebbe, nemmeno in Cina.