Gli americani hanno suonato Donald Trump. In ballo elettorale, c’erano accessibilità economica e carovita innanzitutto – gli stessi temi che corrono nelle piazze europee – ed è stato punito. Lo hanno fatto blu, in America il colore della malinconia (e dei Democratici). Blu come stato d’animo derivato dall’antica Grecia e poi dalla vecchia, locale espressione avere “i diavoli blu” (direi oggi un diavolo per capello per Trump), fino alle tante declinazioni del blues afroamericano. Suonato per suonato, da italiano quasi preferisco “ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano e non dimentico “nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno. ma vabbè.
Trump è stato suonato e appiedato da stati chiave dell’industria automobilistica americana. La stessa che ha subito gli effetti dei dazi che avrebbero dovuto avvantaggiarla rispetto alla concorrenza di giapponesi, coreani e tedeschi, che non ha detto no a Trump nel disinvestire sulla mobilità elettrica e dirottare gli investimenti sui motori a combustione, che ha portato i suoi top manager a fare le comparse nel teatrino della Casa Bianca intorno al tavolo del presidente. La stessa industria che, grazie alle politiche no green di Trump, rischia involuzione e perdita di competitività sui mercati mondiali.
A risultati di Midterm acquisiti, Trump ha fatto perdere i candidati Repubblicani nel Michigan, la patria dell’auto Usa con le tre Big, e nell’Ohio, altro stato storico della cosiddetta Rust Belt, la cinture della ruggine. Come l’Indiana, dove però si votava soltanto per Camera e cariche statali e i Repubblicani hanno mantenuto una prevalenza, salvo perdere per la prima volta un seggio a loro appartenuto da decenni.
Nel sud, lontano da Detroit e dal sindacato dei metalmeccanici Uaw, dove negli scorsi decenni si sono piazzati costruttori asiatici e tedeschi, Trump è riuscito a far perdere ai suoi la Georgia. Cara per siti industriali a Hyundai e Kia oltre che al tutto elettrico Rivian, nuovo centro di produzione di batterie per veicoli elettrici, quartier generale di Mercedes e Porsche Usa. La Georgia sarà governata dopo quasi tre lustri da una rappresentante dei Democratici, donna e nera per la prima volta.
Trump è stato suonato anche nel Texas, casa Tesla oltre che di Gm e Toyota, storica roccaforte repubblicana. Come lo sono Alabama e Tennessee, dove Trump per una volta non è riuscito a far perdere i suoi. Nel primo stato spicca Mercedes con la sua fabbrica all’estero più grande del mondo, nel secondo convivono Nissan, Volkswagen e Gm.
A Tuscaloosa, l’anno scorso i lavoratori di Mercedes avevano votato a maggioranza per tenere fuori il sindacato Uaw. Tutto torna, ma chissà ancora per quanto nella nuova geografia politica dell’auto Usa.