Dalle auto volanti all’Anticristo, fino all’intelligenza artificiale che ci salverà. In sintesi estrema Peter Thiel, imprenditore della Silicon Valley, tedesco naturalizzato statunitense, manager dietro l’apparato ideologico e tecnocratico dell’amministrazione Trump. In questi giorni dovrebbe arrivare a Roma per conferenze a porte chiuse (e forse per un incontro con Giorgia Meloni, amica del suo principale datore di lavoro), con le sue proposte di fede religiosa e laica. Le prime non piacciono al Vaticano, le secondo turbano ancora di più, professando la convinzione che la democrazia sia incompatibile con la libertà. Applicata al business, i monopoli sono l’anima del capitalismo. Non la competizione, da lasciare semmai ai “perdenti”.

Che Thiel c’entri con l’automobile fa parte dello scenario in cui si muove da protagonista con la sua società Palantir, patrimonio in big data e AI, ricca di contratti per il Pentagono. L’auto ce l’ha in testa: ha investito in start up come Piech Automotive o Luminar, produttrice di lidar, e quando è nato Twitter ha sfottuto Elon Musk, ex socio con cui aveva creato PayPal e dalla cui vendita 70 milioni sono andati per l’inizio di Tesla: “Volevamo auto volanti e invece abbiamo avuto 140 caratteri”.

Oggi big data e intelligenza artificiale sono il divenire dell’automobile, sempre più connessa e automatizzata e dunque portatrice di affari che non sono più la vendita di ferro. Musk sta facendo con Tesla questo passaggio prima di altri, giganti cinesi lo stanno emulando. Si sviluppano chip destinati a una filiera di prodotti dei quali l’auto potrebbe essere l’utilizzo meno redditizio. Dopo robot umanoidi, robotaxi, auto volanti, e altro.

E’ ciò che Thiel professa più ampiamente come tecnologia verticale o “da Zero a Uno”, non il miglioramento di ciò che esiste, ma un’altra cosa. Il problema è che, attraverso questo mix di intelligenza artificiale e dati, passano anche le nostre scelte e i nostri modi di vita. E che la stessa tecnologia è il cuore dello sviluppo dei sistemi militari all’opera in Iran e in Medio Oriente, di cui percepiamo solo sfumature.

Il tutto è inquietante come la figura di Thiel, ma qui scorre il futuro, mobilità compresa. Dobbiamo cominciare a entrare in queste logiche e imparare a gestirle. Nell’auto, come nel resto di quel che ci attende. Come?

Una lezione di gestione ci viene in questi giorni dalla Silicon Valley. Se Thiel e Musk vanno a braccetto con il Pentagono, l’italo-americano Dario Amodei ha detto no alla richiesta dell’amministrazione Trump di poter utilizzare l’intelligenza artificiale della sua Anthropic (società da 380 miliardi di dollari) finanche alla sorveglianza di massa degli americani e per armi completamente autonome.

Un no costato caro: OpenAI si è aggiudicata il contratto del Pentagono e Anthropic è stata sbattuta in una black list governativa come la cinese Huawei (mai successo a un’azienda statunitense). “Si tratta di intrusioni del governo nell’economia privata – ha detto alla Cbs Amodei – abbiamo esercitato i nostri diritti garantiti dal Primo Emendamento per far sentire la nostra voce e dissentire dal governo. Essere in disaccordo con il governo è la cosa più americana che esista. Siamo patrioti in tutto ciò che abbiamo fatto. Abbiamo difeso i valori di questo Paese”.

@fpatfpat

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