Non vi è dubbio che i risultati finanziari 2014 del gruppo PSA rappresentino una decisa inversione di tendenza: a livello operativo, escludendo le spese straordinarie, l’utile consolidato è di 905 milioni di euro (1,7% di margine) con un miglioramento di 1,3 miliardi rispetto allo scorso anno. Il contributo della divisione automotive è di appena 63 milioni ma perdeva un miliardo di euro nel 2013: un turnaround impressionante, frutto di una performance eccellente (+1,6 miliardi di euro) basata su attività di prodotto, pricing e di efficienza sugli acquisti, solo in parte compensata da fattori esterni negativi (-0,5 miliardi).

Così come impressionante è lo swing dell’indebitamento finanziario netto, che passa da -4,2 miliardi a +548 milioni grazie ad un flusso di cassa positivo generato dalla divisione automotive (2,7 miliardi), a una riduzione dello stock (veicoli nuovi e usati, componenti e parti di ricambi per un valore di 1.3 miliardi) e all’aumento di capitale di 3 miliardi, che hanno consentito di mantenere le spese in capitale e ricerca e sviluppo a 2 miliardi e mezzo, pari al 7,5% del fatturato.

A proposito del fatturato (53.6 miliardi): non vi è crescita rispetto allo scorso anno, anzi quello dell’automotive (36,1 miliardi) cala rispetto al 2013, con volumi complessivamente in aumento (2,9 milioni di veicoli, +4,3% ma si tratta di veicoli assemblati, non di vendite) ma in calo verticale in Sudamerica (-34%), MedioOriente e Africa (-25%) e il marchio premium DS che stenta a decollare (118 mila unità, -3.4%).

Altre buone notizie vengono da una riduzione di un punto percentuale sul fatturato del costo del lavoro (13,4%, ma i concorrenti in media fanno l’11%), da un risparmio di 730 euro su ciascun veicolo prodotto e da un aumento, dal 72 al 79% dello sfruttamento della capacità produttiva europea, mentre il punto di pareggio (Cina esclusa) scende di 500 mila unità a 2,1 milioni di vetture.

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