Toyota, primo gigante mondiale dell’auto, ci ha abituato al suo movimento lento. Per storia, per meticolosità, per ossessioni, dalla redditività all’ultima vite fino alla sicurezza. Ma quando lo fa, sposta. E se una volta prendevamo con calma posto in platea e vedere l’effetto che fa, adesso siamo costretti a tenerne conto in parallelo alla corsa pazza dei rivali cinesi, che a volte ci sorprende ancora in piedi.
Chissà che la pressione cinese sia uno dei motivi perché il costruttore giapponese abbia annunciato il suo prossimo sistema ibrido dicendo e non dicendo, pur notizia con la maiuscola ricevendola da chi l’ha inventato, Pochi dati tecnici, calendario incerto, il tutto in un momento di leggero calo di vendite a livello globale nel primo semestre (con anno fiscale al 31 marzo), contrastato dalla buona performance in Europa e negli Stati Uniti, dove vanno via soprattutto modelli ad alta redditività.
In un giorno di ottobre, Toyota ha fatto sapere insieme ad altre informazioni che un nuovo sistema ibrido è stato sviluppato su una architettura nativa elettrica, che permette l’integrazione anche di sistemi ibridi full e plug-in, in nome delle economie di scala. E’ la sua prima piattaforma di questo tipo.
Facendo uno più uno, immaginiamo che potrebbe esordire sulla nuova Corolla, commercializzazione più 2028 che 2027, con attenzione a cosa accadrà sul mercato l’anno prossimo considerando che il marchio non avrà nuovi modelli dopo aver rinnovato la gamma.
Questa generazione di sistemi full hybrid è abbinata a inediti motori benzina quattro cilindri, e non più a tre per i piccoli, con una architettura modulare fino a sei e a otto cilindri. Si promette molta più efficienza, e ci mancherebbe che non fosse così, con risparmi sul peso e sui consumi fino a un 15% in meno. Silenzio sulla capacità della batteria, che alcuni rivali cinesi sui full hanno raddoppiato, come Saic-MG, o stanno per triplicare come Chery e probabilmente Geely.
Per Toyota sarà la sesta generazione ibrida. Un unicum: restando a casa, Volkswagen ha appena messo in vendita la sua prima in Europa, Stellantis per ora vende un full hybrid su un solo modello e solo negli Stati Uniti. Un ritardo che i due gruppi pagano in termini di vendite dopo aver privilegiato il mild hybrid per motivi di costi, con il full che continuo a considerare la vera alternativa all’elettrico per chi non è ancora pronto.
In un recente rapporto di McKinsey, gli analisti facevano notare come il time to market di un nuovo modello variasse dai circa 24 mesi di un costruttore cinese fino ai 40-50 di un costruttore tradizionale come Toyota. Un vantaggio competitivo dei cinesi, che tuttavia lascia aperta la porta sia ai rischi propri da eccesso di velocità, sia alla durabilità dei prodotti non ancora dimostrata.
Il secondo punto è esattamente il vantaggio competitivo di Toyota, con tutto quel che ne consegue in termini di fiducia sui mercati. Un atout cui, per altro, top manager cinesi di Chery e Geely dichiarano di guardare, o di voler superare entro cinque anni come Byd.
Sul nuovo ibrido, Toyota si gioca una fetta enorme del suo business. Oggi pesa più della metà delle vendite, mentre sull’elettrico insegue. Su questa tecnologia core, Toyota è stata sfidata dai cinesi anche nel linguaggio – è loro la fortunata definizione di Super Hybrid – e prossimamente lo sarà da un sistema chiamato i-Hev (con furbo riferimento alla i di intelligenza artificiale) proposto l’anno prossimo da Geely, che, secondo il senior vice president Victor Yang, “supererà di gran lunga la tecnologia ibrida giapponese di Toyota”.
Toyota conta sul suo kaizen, cultura industriale del miglioramento continuo del prodotto, applicata con cura prima della commercializzazione. Tutti nel mondo hanno copiato il kaizen giapponese, ma molti cinesi l’hanno fatto a modo loro. Con 24 mesi di time to market, c’è chi lancia il prodotto per poi affidare il miglioramento in corsa a un software. A ognuno il suo mondo al contrario.
Non so se è così che qualcuno diventerà o sorpasserà Toyota, ma nel dubbio i mercati danno ancora molto credito all’originale.