Toyota Italia ha raccontato i risultati raggiunti nel 2025, e naturalmente c’è modo e modo per ogni narrazione. Intanto, li ha raccontati perché sono più che buoni: primo marchio estero in Italia, quota complessiva del 7,9%, 43% del venduto è full hybrid, tecnologia in cui il gruppo è leader mondiale. Senza sbilanciarsi troppo su un 2026, che rimane nuvoloso per tutti fra guerre dietro l’angolo e crescita affidata allo zero virgola, Toyota Italia punta a raggiungere comunque il 50% nel full hybrid, grazie in particolare all’arrivo della Aygo X, primo e unico modello sul mercato nella fascia delle piccole urbane con questo tipo di motorizzazione.
Toyota Italia, nelle parole del suo amministratore delegato Alberto Santilli, rivendica come questa posizione di mercato sia figlia prediletta della strategia del gruppo giapponese, declinata su scala mondiale: in inglese “multipath”, cioè percorsi multipli per ridurre emissioni da CO2 con tutte le tecnologie più virtuose a disposizione, ibrido full e plug-in, elettrico puro e celle a combustibile. Insistendo sulla neutralità (tecnologica) e non sul solo elettrico, come avrebbe voluto inizialmente Bruxelles in Europa dal 2035 e come avevano annunciato di voler fare altri costruttori, salvo poi tornare indietro per condizioni di mercato avverse.
Per Toyota, il “multipath” paga: guardando anche ai numeri globali, il gruppo resta non solo leader a livello mondiale ma aumenta il divario dal secondo, il gruppo Volkswagen. Il quale continua in particolare a scivolare in Cina, mentre qui il colosso giapponese si è rafforzato, nonostante la storia con i cinesi non sia amica e crescano nuove tensioni geopolitiche fra la premier ultraconservatrice giapponese e il governo di Pechino.
Tutto ciò non mi trattiene dal rivolgere a Toyota un de te fabula narratur: resto dell’opinione che il gruppo, proprio perché leader mondiale con eccellenza nella elettrificazione, avrebbe dovuto sterzare diversamente sulla mobilità elettrica, sulla quale è invece partita in ritardo. Obiezione respinta (ma mi riservo): GM ha appena dichiarato oneri per 6 miliardi di dollari per il ridimensionamento dei suoi piani elettrici, il gruppo Volkswagen ha messo in rosso 5,1 miliardi di euro per rimettere Porsche in carreggiata termica, Ford ha dovuto svalutare addirittura di quasi 20 miliardi di dollari per tenere a galla lo sprofondo da elettrico.
Tornando alla narrazione di Santilli, bene la sua sottolineatura sull’importanza del lavoro umano di dipendenti e reti dietro i risultati, in tempi in cui si elogia soltanto l’intelligenza artificiale. E non male l’aneddoto riportato da un incontro all’università californiana di Stanford, dove, a domanda su come dovrebbe essere uno studente ideale, Alessandro Salleo, docente di scienza dei materiali scelto per una lectio, gli ha risposto così: a T.
T, ha spiegato il professore, composta da un verticale, che rappresenta radici, nutrimento, valori, e da una retta orizzontale, sorta di due antenne con cui captare tutto quel che ci ruota intorno. Bella immagine da uno scienziato molto tech. Nella narrazione, è stato poi facile far coincidere T con Toyota. Anche se la T che imperversa oggi sta piuttosto per Trump. Io direi: T come fuTuro, e viva la neutralità.