Fiat Auto naviga in mare aperto da sola dopo lo spin off che chiude una storia. Ma chissà se riuscirà a toccare terra oppure sarà salvata da Chysler, argomenta con intelligenza Luca Ciferri, corrispondente europeo di Automotive News, sul suo blog. Nel frattempo, gli operai italiani dovranno salvare da soli i loro diritti che la nuova Fiat tenta di far fuori a Pomigliano e da qui nell’intero settore metaleccanico. Ma chi salverà l’amministratore delegato Sergio Marchionne se il suo piano A+B+C non funzionasse? A bocce ferme, si può dare quasi per sicuro che restituirà in tempo il prestito ricevuto dal governo statunitense per la Chrysler. L’amministrazione Obama con cui ha stretto un patto di ferro è giù nei sondaggi in attesa delle elezioni di mid term, ma sarà comunque al volante almeno fino al 2012, e non è mai capitato che un manager italiano avesse un alleato addirittura nel primo inquilino della Casa Bianca. Un alleato su cui nemmeno Silvio Berlusconi sa di poter contare, per altri motivi. Molto più incerta resta la partita Fiat, come spiega anche Ciferri, e in Italia, a differenza degli Stati Uniti, Marchionne non ha nessun alleato solido nell’attuale governo a trazione leghista, né può prevedibilmente contare su una migliore nuova fase politica, anche guardandola sia dal centrosinistra attuale che perfino da un ipotetico grande centro al potere in cui potrebbe esserci quel Luca Cordero di Montezemolo appena messo fuori (non ancora del tutto) da Torino.  L’America intesa come sistema paese, più che la sola Chrysler, salverà Marchionne? Magari trovandogli un altro lavoro a Detroit o a Wall Street, ben pagato e senza ferie of course?

Lascia un commento