Il Salone di Bruxelles chi? Una volta si diceva così, come si dicevano tante altre cose da dimenticare. Perché era considerato (se lo si considerava) un po’ il brutto anatroccolo dei motorshow: molto popolato di commerciali, stava fra l’esagerato Detroit primo dell’anno e il democratico Ginevra fra fine febbraio e primi di marzo. Da un paio d’anni, il Salone di Bruxelles è diventato il più importante in Europa, se non altro per la sua cadenza annuale rispetto agli alternativi di Parigi e Monaco (ex Francoforte). Figo che si svolga a due passi dal quartier generale della Commissione europea, con cui l’industria dell’auto (presente quasi al completo al Salone) litiga, fra emissioni e omissioni. Curioso pure che a Bruxelles facesse freddo, neve, voli cancellati e pioggia: sembrava di stare quasi a Detroit, ai tempi dell’esagerato. Merita un In&Out, ricordando che nell’Antica Roma era reato scrivere solo cose empie contro gli dei. Altrimenti si poteva scrivere di tutto.

MAZDA CX-6e

Chiedendo allo specchio, è la più bella del reame. Pur non amante dei suv, questo è un suvvone elettrico di 4,85 metri con uno schermone da 26 pollici al centro della plancia, e gli one finiscono qui. Per il resto, è un modello elegante, linee pulite e cintura alta, audace il colore chiamato Nightfall Violet (l’ho intravisto simile anche su una Maserati Grecale poco lontano). Lo stile è nella migliore tradizione del marchio: ai designer Mazda che je vuoi dì? “Se la compreranno tutti quelli che si sono rotti di Tesla”, sentenzia un collega sopra le righe (meglio che sotto). Prima che lo specchio si rompa, CX-6e merita menzione anche per essere al Salone di Bruxelles unica prima mondiale insieme alla Kia EV2 (baby suv elettrico). Tutto il resto delle automobili è stato già visto altrove o non è nuovo del tutto.

FIAT PROFESSIONAL TRIS

Vi ricordate l’Ape Piaggio, più nota in mezza Italia come “a’ lapa”? Fiat Tris (Professional sta per veicoli commerciali del marchio, sì, quelli che fanno i soldi) è un tre ruote che ricorda molto la vecchia Ape. Chiedendo ancora allo specchio, Tris è la più cool del reame brussellese. Veicolo solo elettrico, 90 km di autonomia dichiarata, un po’ grandino con i suoi 3,17 metri di lunghezza ma capacità di carico notevole nel cassone, fino a 500 chili, che agricoltori e artigiani siciliani de “a’ lapa” se la sognavano, Tris fa un po’ nostalgia: ricorda quando Fiat faceva la Fiat, con tante idee, simpatia e accessibilità. Perché poi Piaggio abbia abbandonato la produzione dell’Ape, non lo voglio sapere.

MERCEDES CLA

L’elettrica è stata votata Auto dell’Anno da una giuria di giornalisti europei, distanziando la seconda di ben 100 punti. La notizia non è però questa. La notizia è che la notizia della vittoria, con cerimonia iniziata al Salone di Bruxelles alle 11,30, è arrivata via email alle 15,40 ora di Stoccarda, dove c’è il centro media cui sono iscritto e dal quale ogni giorno mi rovesciano comunicati in inglese. Possibile che alla Mercedes non abbiano preparato un comunicato prima, da buttare in caso di sconfitta, da pubblicare in tempo reale in caso di vittoria? Eppoi se la prendono tutti con l’intelligenza artificiale, che ci toglie il lavoro. Non ci sono più i tedeschi di una volta.

TOYOTA HILUX

A quasi 60 anni si pensava l’avesse scampata, e invece no. Al glorioso pick-up di Toyota è stato imposto di diventare elettrico. Per un veicolo che ha fatto la Dakar, consumato ettolitri, trainato il trainabile sui mercati globali, dargli un cuore anche elettrico equivale a una rivoluzione. Né più né meno come una Ferrari elettrica, unicum che sfida leggende. Altro frutto del politicamente corretto, anche se l’importante è non scivolare nel woke e nei suoi stupidi eccessi. Hilux non corre il rischio: gli hanno incastrato una batteria con appena 257 chilometri di autonomia, e che non si dica che gli ingegneri giapponesi non sappiano osare.

CINESERIE

Ormai i costruttori cinesi fanno parte dell’arredamento come i sopramobili, sono sempre lì. Mi ha stupito però vedere un po’ impolverato lo stand di Byd, il marchio più arrembante sui mercati dopo il solido MG, così come l’angoletto miserello di Nio, che in Europa ha un andamento carsico comparendo e scomparendo. Per contro, si è notato lo sfavillio di Xpeng, uno che a casa sua e in soli dieci anni ha creato da zero una linea di auto elettriche, una linea di robot umanoidi, una di auto volanti (la più piccola a due posti comincerà quest’anno un servizio turistico in Cina), più chip per il sefl driving e il resto, a base di tanta intelligenza artificiale. Fra simili colossi fa figura dignitosa DR, acronimo italiano del proprietario di una serie di marchi che assembla modelli made in China, diciamo rivisti e ben venduti. Non siamo all'”arricchirsi è glorioso” di Deng, ma tutti i cinesi – citati e non citati – vanno tenuti d’occhio. Come i sopramobili.

STELLANTIS

Il gruppo è venuto in forze, 11 dei 15 marchi presenti, compreso il cinese Leapmotor che, più lo seguo, più mi sembra il più smart di tutti loro. Ma niente macchine. Come a certe feste, mi sono imbucato non invitato nell’affollata conferenza stampa tenuta da Emanuele Cappellano, il nuovo boss di Stellantis in Europa. La sua prima a Bruxelles. Detto che non ha detto granché, ha rinviato correttamente le novità al piano in preparazione del ceo Antonio Filosa, ammettendo un “anno duro” e di “transizione” per il gruppo (mentre un burlone collega olandese al mio fianco insisteva a notare quanti guai avesse da risolvere), Cappellano ha sottolineato più volte la sua disponibilità (non richiesta da nessuno) a incontrare e a rispondere sempre ai giornalisti. Coincidenza vuole che parlasse in contemporanea con la presidente del consiglio Giorgia Meloni, nella sua prima conferenza stampa a Roma dopo un anno, chissà se l’ultima per il 2026. Era lei ad aver sussurrato a Trump “I never want to speak with my press”. Diciamolo: Cappellano mejo de Giorgia.

VOLVO

Il marchio svedese controllato da Geely non c’era al Salone di Bruxelles. Coerenza assoluta. Si sono buttati sull’usato sicuro, riprendendosi ceo e capo designer di una volta (dopo aver fatto fare al secondo il ceo di Polestar, senza fortuna), e si sono tenuti alla larga dal Salone di Bruxelles, come spesso avevano deciso di fare per primi in Europa rispetto alla partecipazione nei motorshow. Si sono notati di più per non essere venuti? No. Il rebus morettiano è risolto una volta per tutte.

@fpatfpat

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