Elon Musk ha appena fuso due delle sue società, facendo comprare xAI da Space X. Operazione per aumentare il valore di Space X, in vista di quella che viene già considerata una delle più grandi Ipo della storia, ma anche per garantire più risorse a xAI, indispensabili per competere nella corsa all’intelligenza artificiale. Per le stesse ragioni, Musk potrebbe mettere presto Tesla dentro la stessa scatola, e non ci sarebbe da stupirsi. C’è un destino comune fra Space X e Tesla. Dalle origini a un futuro di automazione già scritto.

Space X l’aveva creata con 100 milioni di dollari nel 2002, forse l’anno per lui più doloroso avendo perso il figlio Alexandre dopo solo dieci settimane di vita. Era l’inizio. Era quando raccontava che a Space X avrebbero prodotto quasi tutto in casa, come farà a Tesla. Che a lui un sistema avionico su computer costava 10mila dollari, alla Nasa 10 milioni, e lì spendevano “10mila dollari per i soli buffet delle riunioni”. Era il dicembre del 2008 quando arrivò il primo contratto della Nasa da 1,6 miliardi di dollari con cui salverà Space X. E Tesla, sull’orlo della bancarotta.

Nel 2002 Musk ha appena incassato 250 milioni per la sua quota di PayPal venduta a eBay. 70 li investe su Tesla, il cui Design center finirà in un hangar a fianco a quello di Space X a Hawthorne, alle porte di Los Angeles, per risparmiare. Auto e missili, con successivo scambio di componenti e coinvolgendo Solar City. Ma sarà Tesla a rendere celebre Musk. E’ l’automobile bellezza, anche se lui ha in testa solo zero emissioni, zero idrogeno, Star Wars, videogiochi e soprattutto Marte, “mi piacerebbe morire su Marte e non in un incidente”.

E’ così che Musk diventa il costruttore di automobili mai stato. Niente più Model Year ma aggiornamento software, niente pubblicità a pagamento, l’auto è un computer, la produzione è “un inferno”, il design della Tesla Model S (oggi in pensione) fatto in soli tre mesi. Non c’è nessun rapporto con la realtà di chi costruisce e vende auto davvero: nell’agosto del 2015, il Financial Times fa due conti e scrive che, vista la capitalizzazione del marchio, ogni Tesla venduta vale un milione di dollari.

Musk maneggia bene bit e atomi. Internet, energie rinnovabili e spazio sono da subito le sue priorità. Stupisce che sia rimasto indietro sull’intelligenza artificiale, non che abbia rotto con il suo primo socio Sam Altman. Ora ha deciso di trasformare Tesla da costruttore mai stato di auto private in un colosso “da 10mila miliardi di dollari” di robot e intelligenza artificiale. Che si chiamino Optimus con forme da umanoidi o che siano invisibili dietro la guida autonoma di una navetta spaziale o di veicoli sempre meno di proprietà, con cui sostituire la mobilità privata. O almeno, così come l’abbiamo conosciuta.

In fondo, di automazione se ne parlava già nell’Iliade, per descrivere i tripodi semoventi fabbricati da Efesto, dio delle tecnologia. Tutto torna.

@fpatfpat

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