Stellantis, in attesa del prossimo piano industriale che sarà annunciato il 21 maggio, ha già preso il largo. Costretta a riparare in porto e cambiare il capitano accusato di averla infilata in mezzo a tempeste con gravi danni allo scafo e ai conti, fino alla svalutazione record da oltre 26 miliardi di dollari per l’elettrico, Stellantis ha deciso di tornare a navigare. Senza buttare a mare nessuno dei 14 marchi a bordo, benché alcuni siano zavorra, rifornendosi di redditizi 8 cilindri per l’America e di vecchio diesel per l’Europa che pure corre elettrificata, proprio mentre i prezzi del petrolio diventano onde alte come grattacieli. La bussola non è più uno strumento dei nostri tempi.
Stellantis naviga a vista? Issando le vele di Leapmotor, armatore cinese con cui si è associato tre anni fa dandogli 1,5 miliardi di euro – una volta, il costo di sviluppo e industrializzazione di un solo nuovo modello, o di uno e mezzo al più – Stellantis ha capito prima di altri quale è la rotta giusta. O almeno, quale è la rotta che dovrebbe permettere una sopravvivenza in un mondo della mobilità a soqquadro.
Stellantis ha annunciato un allargamento in Europa della collaborazione industriale con Leapmotor, su su cui all’inizio del decennio aveva messo gli occhi anche Volkswagen e che qui diceva poco a tutti, tredicesimo costruttore di Cina specialista in elettrificazione e niente più. Dunque, l’intesa si amplia per fabbriche europee a disposizione (come cercano altri produttori cinesi) e per nuovi modelli sviluppati congiuntamente (come stanno pensando altri europei).
La differenza di Stellantis nella rotta scelta rispetto ai rivali la si capisce meglio tra le righe del comunicato: “Rafforzare la competitività dei prezzi sfruttando l’ecosistema cinese dei veicoli a nuova energia, valorizzando al contempo le capacità della supply chain europea per aumentarne la resilienza e accelerare il time-to-market dei nuovi modelli”. Con Leapmotor, insomma, Stellantis fa per l’Europa in Europa quel che Volkswagen con Saic e Xpeng e altri costruttori fanno con i rispettivi partner cinesi per la Cina in Cina. Salvo un giorno esportare qui, prima o poi. E unico modo per sopravvivere lì, dove un tempo gli stranieri andavano solo per produrre a costi minori e fare soldi, oggi per difendere quote di mercato in caduta libera a favore dei locali.
In mezzo nella nostra Europa, c’è l’eccezione ancora timida di Renault, che con Geely ha accelerato lo sviluppo della nuova Twingo elettrica in Cina, pensata e prodotta però ancora dalle nostre parti. E storie da scrivere, se persino gli americani come Ford sono pronti o costretti ad allearsi con cinesi come Geely. “Ha fatto il suo tempo” progettare auto in Europa per il mercato globale, ha già ammesso Oliver Blume, ceo del gruppo Volkswagen.
Stellantis con Leapmotor, considerato il suo quindicesimo marchio, è il primo costruttore occidentale a trasferire tout court in Europa le competenze dell’industria cinese per risparmiare soldi e acquisire know how più rapidamente. Lo faranno tutti, a forza di software e sempre meno a benzina e ingegneria. Resta il rischio però di consegnarsi al “nemico” o di creare una dipendenza nel lungo termine, se l’industria europea non manterrà almeno i suoi migliori standard nella sicurezza, nel controllo dei dati, nei diritti del lavoro all’alba di una automazione fatta presto di robot umanoidi. Di cui la Cina è di nuovo leader, con circa 130 società produttrici, rappresentando già oggi più della metà della robotica industriale installata ogni anno nel mondo. Per farla breve, direi che più in generale all’Europa servirà tenere alta la sua etica.
Nel ‘400, i portoghesi inventarono la caravella, come il migliore dei mezzi navali per esplorare mari e terre nuove. Cristoforo Colombo, è noto, con due caravelle su tre scoprì addirittura l’America, per conto del re di Spagna. Leapmotor è la caravella di Stellantis per la Cina? Di sicuro è stata inventata da un altro portoghese, Carlos Tavares, scaricato a terra per colpa delle sopracitate tempeste elettriche e errori nella navigazione. Tuttavia, il vituperato capitano portoghese al servizio di altre corone aveva visto lungo. Antonio Filosa, il neo capitano di Stellantis, gli riconoscerà prima o poi almeno una sorta di Colombia?