Come immagino molti di voi, sono andato a vedere “Blade Runner 2049”. Sono stato un grande fan del primo film, e non potevo perdermi il sequel. L’atmosfera non è molto diversa dall’originale del 1982, anzi com’era prevedibile c’è più inquinamento, più povertà, la schiavitù è legalizzata. E naturalmente ci sono le macchine che volano, con droni al posto del tetto apribile.

Il detective K della polizia di Los Angeles, interpretato da Ryan Gosling, utilizza come auto di servizio per spostarsi dentro e fuori dalle colonie dell’extra mondo una skycar Peugeot. Non una Lexus, una Chevy, una Dodge, una Mustang, proprio una Peugeot.

Sono rimasto di stucco, ma come? Peugeot non è presente negli Stati Uniti dal 1991, e comunque gli americani non hanno mai amato le auto francesi. Vero è che nel film appaiono altri marchi che non esistono più, come Atari o PanAm, oltre a Sony, che non se la passa bene ma è il produttore. Il che vorrebbe dire che si tratta di una visione, di un sogno che risale agli anni ’80, un’interpretazione che alcuni danno anche dell’originale, tratto dal romanzo “Do Androids Dream of Electric Sheep?” di Philip K Dick pubblicato nel 1968. Nello stesso tempo, tuttavia, compaiono assistenti vocali intelligenti ed, in generale, l’intelligenza artificiale domina la scena (K ha perfino un rapporto sessuale “intermediato” con la sua assistente).

In ogni caso, è molto strano; tanto più che quella di Peugeot è una presenza che si nota appena (sul retro della macchina appare solo la scritta, non il logo), né ho trovato alcuna traccia del product placement sul sito internazionale dell’azienda. Certo, direte voi, un’iniziativa come questa ha respiro globale, e come tale si rivolge a tutti i mercati, compresa la Cina, dove invece il marchio Peugeot è presente anche se non riesce a crescere come vorrebbe. Nei primi otto mesi dell’anno, le vendite di Dongfeng Peugeot Citroen Automobile Co., la joint venture di Psa con Dongfeng Motor Co., sono crollate del 46%.

In realtà, il gruppo Psa la scorsa settimana ha fatto ufficialmente ritorno negli Stati Uniti con il lancio della sua piattaforma per la mobilità, Free2Move, a Seattle. Difficile pensare che la coincidenza con l’uscita del film sia casuale. La nuova applicazione consente ai clienti di programmare spostamenti a breve e medio raggio tramite servizi di car-sharing, ride-hailing, bike-sharing e trasporto pubblico. La piattaforma è già operativa da un anno nei principali paesi europei, ma secondo Psa gli Stati Uniti giocheranno un ruolo importante per il successo dell’applicazione: “We want the U.S. to become the core of our mobility solution“, ha dichiarato Brigitte Courtehoux, a cui fa capo la nuova funzione “Connected services and New mobility”.

Psa ha dichiarato di voler fare di Free2Move la prima piattaforma al mondo di servizi di mobilità entro il 2030, un business che per allora si ritiene possa essere assai attraente e che affiancherà la tradizionale vendita di automobili. Se ciò avverrà, ci potrebbe stare che nel 2049 l’LAPD se ne avvalga per i suoi detective.

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