Il caso Stellantis non è chiuso per il governo Meloni. E ci mancherebbe che lo fosse, alla vigilia di una tornata elettorale con voto proporzionale – dunque molto allettante per ogni partito che sia bravo a promettere e a cercarsi un nemico – e meno che mai sulla base delle chiacchiere attuali. Che vanno dalla richiesta alla multinazionale di produrre in Italia 1 milione di veicoli dalle circa 750mila dell’anno scorso, all’intenzione di far venire nel Paese un costruttore straniero dopo cent’anni di solitudine, cui girare incentivi pubblici che Stellantis non meriterebbe più o meriterebbe meno. Vai a capire come finisce.

Ruba la scena per una volta all’onnipresente collega dei Trasporti il ministro del Made in Italy Adolfo Urso. Che da una parte sta incontrando Stellantis e sindacati sul futuro delle fabbriche italiane per altre chiacchiere, dall’altra sembra parlare manco fosse al bar. Un giorno indica per il nuovo costruttore straniero “colloqui con riscontri molto positivi con Tesla”, un altro giorno “contatti con tre gruppi cinesi” che l’indomani diventano “otto Case interessate a produrre nel nostro Paese”. Tombola. Spiace per lo staff che ha intorno, di cui mi dicono un gran bene.

Dimenticando per un momento Stellantis, Urso farebbe bene a distrarsi al cinema con “Un mondo a parte”, film che consiglio per l’umore di tutti noi in questo periodo di tragedie mondiali e perché non piacerebbe al collega dei Trasporti. In abruzzese stretto (che non conosco), tra i protagonisti Virginia Raffaele e Antonio Albanese ricorre a loop il consiglio “se le cose non le dici non succedono”. Urso fa il contrario e non succede niente lo stesso, tanto vale.

Ma mi viene il sospetto che Urso sia andato a vedere un film più in tema, “Race for Glory”, e gli sia rimasta in testa la scena di Riccardo Scamarcio nei panni di Cesare Fiorio che fa spostare decine di Lancia 037 da un luogo a un altro per farle conteggiare due volte e ottenere dagli ispettori l’omologazione per correre nel Mondiale Rally. Fiorio ci ha poi detto che è una invenzione cinematografica, “le auto le avevo tutte”, ma l’aneddoto funziona. Come fiction ricorda quanto accadeva nella realtà con gli aerei militari di Mussolini, spostati alla bisogna da un aeroporto all’altro durante le sue visite per fargli credere che fossero molti.

Ecco, nell’incontro di mercoledì a Roma sul futuro di Mirafiori, Urso a un certo punto ha detto a Davide Mele, responsabile Corporate Affairs di Stellantis in Italia, di “non fare come con gli aerei di Mussolini”. Cioè: qui servono nuove auto, mentre a Mirafiori mercoledì 10 aprile parte una linea di cambi elettrificati con 500 addetti, a fianco del Battery Technology Center e l’Hub di Economia Circolare.

Urge che alle nuove trasmissioni di Mirafiori il 10 sia presente il ceo di Stellantis Carlos Tavares, poi a Milano per l’anteprima di Alfa Romeo Milano. C’è evidentemente troppa tensione in giro: due giorni dopo a Torino e in Piemonte sarà sciopero generale del comparto, unitario come non accadeva da decenni. Una specie di miracolo, tipo gli aerei di Mussolini.

PS Se poi Urso non ha visto “Race for Glory”, suppongo che del Duce il ministro sappia un sacco di cose, stando alla fede politica e alla sua opera prima: “Atleti in camicia nera. Lo sport nell’Italia di Mussolini”, Volpe editore, 1983.

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