Più di 8.000 chilometri separano Ginevra da Pechino ma quest’anno, all’88° Salone dell’Auto, la distanza si è praticamente azzerata. La Cina è entrata a gamba tesa, fra prodotti, concept e strategie. Questo è anche il primo salone di Ginevra dopo il movimento #MeToo. E si è visto: signorine decimate, nemmeno ci fosse stata un’epidemia di ebola.

Non quella allo stand Lvchi, dove oltre alla miss che godeva di ottima salute, c’erano in bella mostra anche ideogrammi cinesi. Si tratta di una piccola azienda nata un paio di anni fa, che fa parte del gruppo Zndd che si occupa, tra l’altro, della distribuzione sul mercato cinese di veicoli elettrici di piccole e media dimensioni. Hanno fatto un accordo con l’italianissimo I.DE.A Institute di Moncalieri, che si occuperà della progettazione e della costruzione di Venere, nome del prototipo marciante visto a Ginevra.

A Ginevra e più in generale in Europa, i cinesi tendono ad avere un approccio morbido, alla mild hybrid: un basso profilo per non far spaventare nessuno. Ma la verità è che ci sono, in forze e in posizioni strategiche. Volvo e Polestar sono 100% cinesi, Daimler per il 10% e come dimenticare che ormai anche Pirelli è cinese. 

Stesso destino che sarebbe potuto toccare a Fca. Marchionne, proprio a Ginevra, ha ammesso di aver incontrato i dirigenti di Geely. Pare si sia trattato di un normale incontro di settore ma tutte le porte sono state lasciate aperte: Marchionne non ha detto di non essere interessato, ma di voler aspettare la presentazione del piano 2018. Ha quindi rimandato e non azzerato possibili alleanze, anche con i cinesi. Del resto un accordo con loro ce l’ha già, una joint-venture proprio con GAC che, almeno fino ad ora, non ha portato risultati brillanti. Ma forse è un inizio, per imparare a familiarizzare con gli ideogrammi.

E Marchionne è in buona compagnia, perché non solo Bmw con Great Wall ma anche Ford (con Zotye Auto) e Volkswagen (con tre produttori di auto cinesi) hanno partnership importanti nell’ex Impero di Mezzo, per produrre veicoli elettrici. Ma visto che pare che il futuro sia elettrico, per la proprietà transitiva, create voi l’algoritmo.

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