Il marchio DS è stato separato a fatica da Citroën, dopo la sua nascita nel 2014. Ispirato nel nome alla celebre berlina e ammiraglia francese del 1955, DS è stato creato per cercare spazio nel mondo del premium dominato dai tedeschi. Sfida complicata, considerando quanto storicamente il lusso alla francese abbia molto brillato quando si parlava di Vuitton o Hermès, poco quando in ballo ci sono state automobili. Che si chiamassero Citroën, Peugeot o Renault.

A DS non è proprio andata di lusso nel 2017, perdendo il 38,5% di vendite rispetto all’anno precedente. Dopo i primi tre modelli e una lunga attesa, ha ora lanciato il suo primo nuovo suv, la 7 Crossback, promettendo altre cinque novità entro il 2023. La seconda sarà presentata al Salone di Parigi in ottobre e non stupirebbe nessuno se si trattasse di un altro suv, tipo di carrozzeria su cui tutti i costruttori (a cominciare dalla capogruppo Peugeot) stanno costruendo attualmente le rispettive fortune.

Oggi tuttavia la notizia è che Carlos Tavares, numero uno di Psa, crede ancora in DS e rilancia, dando al marchio soldi e prospettive. DS riparte con nuovi prodotti – che saranno tutti anche elettrificati – e con una propria rete nel mondo sempre più estesa, unico modo per essere percepito come marchio a sé e superare l’ancora scarsa conoscenza del brand, almeno in Italia.

Anche per questo mi ha colpito lo spot tv in onda di Citroën, un istituzionale che privilegia l’orgoglio del marchio francese. Nella narrazione appaiono 8 modelli – 2CV, Type H, Mehari, CX, Visa, C3 Aircross, nuova C4 Cactus (ripresa da lontano) e il concept Cxperience.

Insomma, la storia più bella, da cui però è stata esclusa – pour cause, direbbero a Parigi – la DS, la più celebrata.

Scelta giusta, seppure dolorosa per qualche citroenista appassionato. Rupture, enfin.

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