Stellantis, Ford, Gm e Volkswagen hanno deciso di pagare la bolletta elettrica più cara del mondo, rivedendo al ribasso o cancellando i propri piani di sviluppo della mobilità a zero emissioni. Non decolla come avevano previsto, o avrebbero voluto. In tutto una bollettona da 59,3 miliardi di dollari, poco più di 50 in euro al cambio attuale, “il più grande errore di allocazione di capitale nella storia dell’industria automobilistica”, secondo John Haig, amministratore delegato della società di consulenza Haig Partners basata in Florida, che allegramente prevede altre svalutazioni fino a 100.
La bolletta singola di Stellantis è la più alta, 26,2 miliardi di dollari, e per colpa di una sola persona, ha fatto capire il ceo Antonio Filosa: il vituperato predecessore Carlos Tavares. Un manager di bielle e pistoni che pur manifestando sincero orrore per l’auto elettrica, ci ha infilato dentro il gruppo. Facendo prima soldi a palate per gli azionisti (e per sé), poi perdendone sempre di più come fosse al blackjack, finché gli stessi azionisti gli hanno negato il credito e costretto ad abbandonare il tavolo da gioco. Nel reset, come lo ha chiamato Filosa, a Tavares è stato imputato ogni tipo di errore. Il banco vince sempre.
I giocatori d’azzardo non sono tutti uguali, così come gli azionisti. Ford ha annunciato svalutazioni per 19,5 miliardi di dollari e il ceo Jim Farley è rimasto al suo posto. Gm per 7,6 miliardi e la ceo Mary Barra vive e lotta insieme a noi. Il gruppo Volkswagen fino a 6 miliardi di dollari per la frenata soprattutto di Porsche e il ceo Oliver Blume si è tenuto il volante, dando indietro solo quello di Porsche che guidava in contemporanea coi doppi pedali. Dio non gioca a dadi con l’universo, caro Albert?
Sul caro bolletta elettrica, in giro c’è un coro di l’avevamo detto. Un trapassato prossimo che meriterebbe di essere sostituito con il nome originale di piuccheperfetto, suona meglio per le grandi certezze dietro questa affermazione: avete voluto l’auto elettrica? E ora pagate, perché si sapeva che non sarebbe andata.
Ma ridimensionare o cancellare piani di mobilità sostenibile – cui s’intrecciano sempre di più investimenti monstre sull‘intelligenza artificiale e catastrofi monstre da cambiamento climatico – mi sembra quel che da noi un generale ardito chiama a suo modo il mondo al contrario.
Mentre a ovest si fa marcia indietro rischiando l’arretratezza tecnologica, la Cina non si è più fermata sull’elettrico da quando ha deciso la direzione quindici anni fa, tant’è che a implodere a casa sua è l’industria dell’auto legata ancora alle motorizzazioni tradizionali. Tesla vale 1.300 milioni di dollari perché l’intelligenza artificiale guiderà soltanto auto elettriche, oltre che robot e razzi, anche se il marchio americano ha una crisi di vendite. E non per previsioni sbagliate, al contrario dei migliori rivali tutti in crescita.
Stellantis risponde tornando ai gloriosi Hemi V8, l’ortodossia. Quella che significherebbe non aver bisogno di pensare, scriveva George Orwell in “1984”. Pensiamo, invece: tagliare investimenti sul futuro presente puntando a salvarsi nel breve per poi magari vendersi nel lungo al miglior offerente, dopo aver ceduto dati e sviluppo ai rispettivi partner cinesi (Stellantis e ancora di più Volkswagen), per adeguarsi alla realtà senza fare innervosire gli azionisti. Se fosse questo il reset?