Alla fine Karl Thomas Neumann, da noi affettuosamente ribattezzato l’Astrofisico per le sue previsioni a lungo termine, ha dovuto gettare la spugna e rassegnare le dimissioni da Ceo di Opel.

D’altronde, nel momento in cui sta per essere finalizzata l’acquisizione da parte di Psa, a tutti gli effetti Opel diventa un marchio del gruppo francese, così come Peugeot, Citroën e DS, e dunque viene meno l’esigenza di avere un Ceo con competenze a tutto tondo. Meglio un profilo commerciale, con le funzioni di manufacturing e sviluppo del prodotto presidiate a livello corporate.

La nomina al suo posto del direttore finanziario Michael Lohscheller appare dunque provvisoria in attesa che Carlos Tavares, Ceo di Psa, trovi il candidato ideale. Ci sta che sia ancora un tedesco (o alternativamente un inglese) vista la dipendenza del marchio da Germania e Regno Unito, e la caratterizzazione fortemente domestica ribadita lunedì dallo stesso Tavares con una dichiarazione che un po’ fa sorridere: “I am enthusiastic about the idea of contributing to the rebirth of Opel as a sustainable German-based company within Groupe Psa“.

Devo dire che mi aveva sorpreso che Neumann fosse rimasto dopo l’accordo tra Gm e Psa, a lui comunicato quando i giochi ormai erano fatti. Da quando era stato nominato a capo di Opel nel marzo 2013, ha speso molte energie, mettendoci sempre la faccia, per riuscire a portare a casa l’ennesimo “turnaround plan”, vanificato da fattori esterni negativi, tra cui la Brexit, lo scorso anno.  Probabilmente l’improvvisa decisione di Mary Barra e Dan Ammann di cedere Opel lo aveva preso alla sprovvista, e  ci è voluto qualche mese perché trovasse un’alternativa. Si dice che finirà in Audi prendendo il posto di un’altra stella cadente, Rupert Stadler, che come altri membri del management board del gruppo Volkswagen è rimasto invischiato nello scandalo del diesel, e a cui il supervisory board ha di recente esteso il contratto per cinque anni riservandosi la facoltà di poterlo interrompere prima.

Staremo a vedere. A Neumann facciamo i nostri migliori auguri, secondo noi è un tipo a posto, e in Opel ha fatto per quattro anni le nozze coi fichi secchi. E’  un bravo ingegnere elettronico, orientato all’innovazione, soprattutto quando si tratta di elettrificazione. Con un marchio che ha come simbolo un fulmine, avrebbe voluto fare di Opel un’azienda all’avanguardia nel campo delle vetture elettriche, sfruttando il know-how di cui già oggi Gm dispone (la Chevrolet Volt, che ha un’autonomia di quasi 650 chilometri in modalità elettrica con una ricarica completa, e che supera i 1600 in modalità combinata con il motore a benzina, è venduta in Europa come Opel Ampera-e dall’autonomia dichiarata di 520 chilometri).

Ma Tavares, che sugli investimenti in tecnologia ha il braccino corto e preferisce risultati a breve, deve avergli tarpato le ali, costringendolo a focalizzare i suoi sforzi sull’obiettivo di riportare Opel alla profittabilità entro il 2020, con un margine operativo del 2%, tagliando tutto ciò che ancora c’è da tagliare. Vedremo se il suo sostituto (guardato a vista da Lohscheller) ce la farà; personalmente non sono ottimista, così come penso che Tavares abbia già un paio di belle gatte da pelare con i marchi Citroën e DS, il cui contributo ai risultati della divisione automotive (6% di margine operativo nel 2016) non ci è dato sapere.

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