Il quotidiano La Stampa e il marchio Fiat, stessa proprietà, li ho sempre vissuti indissolubilmente legati. Da oggi non lo sono più. Succede per coincidenza 60 anni dopo che Gianni Agnelli, l’Avvocato, fu costretto nel 1966 a prendere il volante di Fiat. E poi da lì innamorato perso per La Stampa, “un posto pulito e bene illuminato” come amava ripetere, nelle parole ricordate da Marcello Sorgi ne “Il secolo dell’Avvocato”.
Oggi l’erede John Elkann ha venduto La Stampa, centenario quotidiano di famiglia. Non la Fiat, almeno per adesso. L’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa, che da Elkann dipende, presenterà il 21 maggio il suo piano industriale ma ha fatto intendere che manterrà il perimetro dei 14 marchi del gruppo, dunque Fiat compresa. Che non è a rischio quanto sembrano esserlo per numeri Maserati, Lancia, DS, Abarth e Chrysler. Sì vedrà.
La Stampa e la Fiat sono due storie italiane ultracentenarie, alle quali non si può non essere affezionati. Per la Fiat, basta ricordarsi di aver portato i pantaloni corti: l’auto dei papà, un Paese che rinasce, la 500, la Multipla, l’arroganza del potere. Per La Stampa, bisogna essere un lettore piemontese da tipico bacino del giornale, oppure un appassionato di informazione di politica estera. Perché quando i quotidiani di carta avevano un peso, per anni La Stampa è stato il miglior giornale italiano di esteri. Da affiancare sul tavolo all’Herald Tribune, che infatti non esiste più.
John Elkann vende il giornale di famiglia forse perché non è più un buon affare, forse perché di Italia e Torino ne ha sempre meno nel suo cuore americano, forse perché non è mai stato un vero editore, salvo ricordare il suo investimento sull’Economist, salotto buono dell’informazione globale in cui gli azionisti siedono senza poter interferire con la linea della rivista. Elkann vende forse perché ha deciso e basta. Forse troppo giovane per subire nostalgia.
Chissà che farà con la Fiat, mentre l’automobile sta diventando come un giornale di carta, non più un buon affare. L’Avvocato diceva agli otto direttori da lui nominati a La Stampa che, se non avesse fatto l’imprenditore, avrebbe scelto il giornalismo.
Ora, sarà meglio avere un editore rispetto a un editore che non lo è? Et La Stampa Fiat, il latino aiuta sempre.