Il lungo sciopero Uaw, il sindacato dei metalmeccanici statunitensi, avrebbe fatto perdere a Gm, Ford e Stellantis oltre 10 miliardi di dollari, secondo alcuni analisti. Lo sciopero degli attori di Hollywood – finora lungo più del doppio di quello di Uaw – avrebbe fatto perdere all’industria cinematografica 6,5 miliardi di dollari. E lì non è finita.

Non credo che con sale mezze vuote pagheremo di più il biglietto del cinema per compensare i produttori. Però a causa dello sciopero Uaw qualcuno in America ha già scritto che a perdere saranno i consumatori.

Incassando gli operai sindacalizzati un aumento medio dello stipendio del 25% (Uaw aveva incrociato le braccia per un clamoroso +40%, vecchia tecnica), le tre Big di Detroit potrebbero alzare i prezzi di 1.500 dollari in più a macchina. Una reazione tipo quella ventilata per l’idea del governo Meloni (poi annacquata) di tassare gli extraprofitti delle banche: “Vedrai che per rifarsi i banchieri aumenteranno i costi di noi semplici correntisti”.

Come se ne avessero avuto bisogno. Date una occhiata ai bilanci delle banche mondiali in tempi di tassi alle stelle, che già guadagnavano tanto prima. O come meglio sintetizza un anonimo banchiere americano: “Ci siamo allenati in altura per correre a livello del mare”.

Lo sciopero Uaw, sindacato con una storia passata e recente pure molto discussa, in realtà pone al centro una richiesta di redistribuzione, in una situazione difficile causa inflazione per i salariati di tutto il mondo (e di notte fonda per chi il salario non ce l’ha).

Nel 2022, i prezzi medi di un’auto venduta negli Usa erano aumentati di circa il 25%. Gm e Ford avevano chiuso l’anno con 10 miliardi di profitti a testa, quasi 17 Stellantis (fatti per la maggior parte in Nordamerica, eredità gruppo Chrysler a gestione Marchionne). E tutto il mondo è paese. A cavallo fra la prima e seconda decade di questo millennio in una Cina senza democrazia e primo mercato mondiale dell’auto, gli operai delle grandi fabbriche (molte delle quali in joint venture con società straniere) avevano scioperato a lungo per ottenere riconoscimenti salariali. Come risposta, niente aumenti dei prezzi ai consumatori ma ritorsione più pesante: qualcuno delocalizzò in Vietnam o in Thailandia, dove il costo del lavoro è rimasto più basso.

Sciopero Uaw, c’è ancora domani. Ma perché dovremmo prendere botte noi consumatori? Senza dimenticare che il diritto di parola è tornato dopo che Uaw aveva rinunciato per qualche anno anche al diritto di sciopero in Chrysler. Era il 2009 e in sala davano un film ancora con Marchionne.

@fpatfpat

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