Mi sento un pronipote, una specie di Jetson per chi ha un’età, mentre guido una Renault Twingo E-Tech Electric. Assomiglia da morire alla prima Twingo a benzina del 1992 ed è come stare dentro un futuro presente con la testa agli antenati (sì, i Flintstones). Mi piace così tanto questa storia di corsi e ricorsi che scrivo subito a Patrick le Quément, capo del centro stile di Renault fra il 1987 e il 2009 e padre di Twingo, per avere una sua idea. Gran designer dispari, difese la sua Twingo fino in fondo dopo un parto complicato, erede designata della Renault 4 (alla Régie cominciarono a studiare il trapasso addirittura 17 anni prima, i cinesi dell’automotive non esistevano ancora).
La Twingo elettrica è invece un’invenzione di Luca de Meo quando era ancora al volante del gruppo Renault. L’ha voluta tale e quale a quella che al Salone di Parigi del 1992 aveva lasciato tutti a bocca aperta. Quella geniale monovolume di 343 di centimetri fuori, e molti da limousine dentro, con l’esclusivo divanetto posteriore scorrevole per privilegiare spazio gambe passeggeri o capacità bagagliaio, e soprattutto con la stessa espressione umana. Ah, se oggi bastassero un paio di occhi dolci per rendere più desiderabile la mobilità a zero emissioni (operazione copiata e incollata da Renault 5, riuscita anche commercialmente parlando).
La Twingo elettrica è lunga 379 centimetri, 36 in più dell’originale, un nulla a 34 anni di distanza. E’ altrettanto allegra e colorata, ha Google che non esisteva, ha un avatar cui rifiuto la conoscenza digitale che non esisteva (Reno, nella pronuncia francese diventa astutamente il nome del marchio), ha una plancia un po’ alta che era meglio non esistesse. Twingo elettrica è agile con un motore da 82 cavalli, una batteria da 27 kWh ricaricabile in corrente alternata fino a 22 kW e continua fino a 50, un’autonomia dichiarata fino a 263 chilometri. Pochi, perché (dicono) destinata a un uso urbano, anche se con un’auto moderna come la Twingo si potrebbe arrivare a qualche finis terrae (con la spartanissima Fiat 500 lo si faceva già ai tempi dei Flinstones).
Renault Twingo elettrica è pregiudizio. Piccola batteria per piccola autonomia significa limitarne l’uso? Di sicuro significa meno costi al produttore e prezzo più accessibile al consumatore. Guidata, significa avere sotto un’auto divertente che sta bene in strada, con uno sterzo degno di questo nome e dal consumo ragionevole, sebbene l’aria condizionata, sparata in emergenza climatica, su rapidi percorsi extraurbani sembra divorare la batteria. Consiglio per gli acquisti: spendeteli 490 euro in più per il Pack Advanced Charge, optional che permette di ricaricare fino a 50 kW in corrente continua in circa mezz’ora (la velocità nell’elettrico non è Marinetti, ma un lusso necessario).
Renault Twingo elettrica è orgoglio. Così mi dice le Quément, condivido e a lui vi lascio: “Chiaramente ispirata alla primissima, che al centro stile chiamavamo ‘l’auto della felicità’, sono contento che non abbia adottato uno stile aggressivo, che sembra essere il primo istinto dei designer automobilistici, né un’auto insipida come la miserabile seconda generazione della Twingo. Anche se non mi sono mai sentito a mio agio con il design retrò, più che altro perché credo che il futuro sia davanti a noi, non dietro, questa Twingo è piuttosto accattivante. E so che mia moglie è tentata di ordinarne una… a patto che l’ergonomia e la posizione di guida la soddisfino. Quanto a me, quando la prenderò in prestito, proverò un certo orgoglio” (chiedo a Patrick se allora ci fosse stato un qualche pensiero per una versione a batteria, macchè…”all’epoca in cui studiai la prima generazione di Twingo, non avevo mai sentito parlare di una versione elettrica”). Dommage.
