Il presidente francese Emmanuel Macron è a Roma il 25 novembre per la firma del Trattato del Quirinale che dovrebbe segnare una sorta di alleanza strategica fra Italia e Francia. Un passaggio molto delicato inusualmente preceduto da una nota informale dell’Eliseo, sede della presidenza francese, diffuso dall’Ansa con questo titolo: “Eliseo: è falso che la Francia diventerà predatrice in Italia”. Aggiunge poi l’Ansa citando fonti francesi: “Bisogna vedere la realtà delle cifre e della complementarietà economica franco-italiana, gli esempi di STMicroelectronics e di Stellantis. Non vorremmo creare timore, ma una vera cooperazione reciprocamente vantaggiosa”.

La classica excusatio non petita o una brillante risposta alle polemiche dei nostri giornali filo-sovranisti secondo cui i francesi spadroneggiano in Italia proprio a partire da Stellantis? Giudicate come meglio credete.

Intanto il diavolo ci ha messo lo zampino. E un piccolo ma significativo scoop di queste ore può aiutare a capire meglio, se non la qualità dei rapporti franco-italiani o italo-francesi, almeno la temperatura di quelli intorno a Stellantis. Il 22 novembre, il sito specializzato l’Argus.fr ha anticipato la notizia sulla prima auto a marchio francese che sarà prodotta in Italia. Dal 2025 – annuncia l’Argus – a Melfi sarà sfornato il Suv DS7 Crossback assieme a un’altra Ds, una Opel e una Lancia, tutte elettriche al 100% e tutta sulla nuova piattaforma Stla-medium che deriva da un telaio Psa.

La notizia, se confermata, ha un peso non irrilevante. Innanzitutto per il futuro della grande fabbrica lucana e dei suoi 7.000 dipendenti diretti (“asciugati” recentemente di 300 unità)  ma soprattutto per l’intero sistema produttivo italiano. Con la DS7 partirebbe la produzione di automobili made in Italy con marchi francesi e tedeschi. Novità clamorosa se si pensa che finora al di qua delle Alpi l’unico stabilimento d’auto di proprietà di marchi stranieri è quello della Lamborghini controllata dall’Audi.

Ma c’è un altro aspetto stuzzicante dell’indiscrezione. Come si spiega il “pacco dono” francese per Melfi visto che in Stellantis conterebbe solo Parigi? Non solo. Fra i commenti alla notizia di Argus.fr ne è apparso uno – ovviamente in francese – secondo cui “sono le nostre fabbriche e non quelle italiane a fare le spese della fusione Fiat/Psa. Stellantis non è francese e i miliardari Agnelli decidono tutto. Tavares non è che un loro ubbidiente impiegato”.

Ma, allora: chi è il predatore? A dar retta al sovranista o al nostalgico di turno, ovviamente più sovranista o più nostalgico di tutti gli altri, il ceo Carlos Tavares di volta in volta sarebbe uno strumento degli Agnelli; dei Peugeot; dello Stato-Moloch francese che attraverso la banca pubblica Bpi controlla circa il 6% di Stellantis o forse della globalizzazione in sé, apolide e senza volto. O forse è un’altra la domanda da fare: non è che fra le performances del manager portoghese dobbiamo inserire una moderna riedizione della scaltrezza e della flessibilità del “Servitor di due padroni” di goldoniana memoria?

@diodatopirone

Lascia un commento