Per Volkswagen e Stellantis, la Cina è più vicina di quanto si dicesse e temesse in occidente una cinquantina di anni fa. Allora timori da Cina maoista, oggi da Cina potenza industriale e tech. Una Cina che fa paura all’industria dell’auto europea non perché cammini sulle acque ma perché, sostenuta da un sistema capitalistico senza democrazia fra protezionismo e sovvenzioni, corre più di noi sulla via della transizione elettrica. Facendo rifornimento in casa di terre rare, per noi più che rare quasi inesistenti.

In questa corsa ineguale, Volkswagen e Stellantis stanno provando a portarsi avanti andando a letto con il nemico. Il mondo al contrario, come scriverebbe un generale assai di moda.

Fin dagli anni ’80, Volkswagen per prima (al seguito del cancelliere Kohl e dell’intero sistema Germania) e poi gli altri costruttori europei, americani e asiatici sono sbarcati in Cina con l’idea di produrre lì a costi ridotti e scalare un mercato potenzialmente immenso, cedendo ai cinesi capacità e conoscenza in joint venture paritetiche (unico vincolo imposto da Pechino). Insomma, gli abbiano insegnato a fare meglio le macchine, disegnate spesso da nostri designer che nel frattempo perdevano contratti e matite in Europa e in particolare nella celebre culla piemontese dello stile automobilistico.

Ora le cose sono cambiate, lì e qui. La Cina nell’auto è molto più vicina per produzione snella, qualità e gusto, tant’è che il vincolo della joint venture per operare nel paese non è più necessario. Come ben sa Elon Musk per la sua Tesla, che infatti è l’unico costruttore occidentale ad andare a gonfie vele sul primo mercato mondiale.

In Europa, dopo la decisione della Commissione di vietare la produzione di motori endotermici dal 2035, si agita lo spettro di una invasione cinese di veicoli a basso costo (a dire il vero, quelli elettrici arrivati per ora non lo sono). Solo da poco i nostri principali costruttori stanno finalmente cambiando registro nella comunicazione, dicendo: corsa ineguale, ma ce la faremo lo stesso perché abbiamo storia e competenza dalla nostra parte. Nel frattempo tutte le auto elettriche in vendita sul mercato battono in testa (si può dire, almeno metaforicamente?), perché essenzialmente ancora care e senza adeguata rete di ricarica.

Ma che fanno Volkswagen e Stellantis, e la parabola mi fa sospettare che gli ultimi saranno i primi, cioè quanti seguiranno? Vanno a letto con il nemico. Volkswagen investe 700 milioni di dollari nella cinese Xpeng per mettere le mani su una loro piattaforma informatica evidentemente più avanzata e tratta con Leapmotor per acquisire una piattaforma tech per auto elettriche. In contemporanea, stesso tipo di trattativa di Audi (stesso gruppo) con Saic.

Certo, i tedeschi sono legati mani e piedi ai cinesi da una vita. Ma Stellantis guidata da Tavares, che dopo aver chiesto invano e per primo misure protezionistiche in Europa contro la Cina, se ne è andato sbattendo la porta da Acea, l’associazione dei costruttori con sede a Bruxelles, perché non avrebbe più (mi pare di aver capito) nessuna influenza sulle decisioni del governo europeo? Ebbene, anche Stellantis starebbe trattando con Leapmotor per un’altra piattaforma destinata alle elettriche, ha scritto Bloomberg non smentita.

“Senza contraddizione non c’è vita”, parole di Mao. E se è vero che questi affari Volkswagen e Stellantis li fanno ufficialmente per provare a crescere in Cina, in epoca di globalizzazione (seppur messa in discussione) quel battito d’ali arriverà facilmente anche da noi. Tutto scorre, meglio che ingaggiarsi in battaglie di retroguardia.

PS Lo so che “La Cina è vicina” e “A letto con il nemico” sono due film assolutamente scollegati. Ma nella scrittura a volte mi aiuto con quel che passa il convento. Né più né meno di Volkswagen e Stellantis.

@fpatfpat

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