“Questo matrimonio non s’ha da fare”, scriveva Manzoni senza parlare di Fiat Chrysler e Renault. Un Manzoni sconosciuto in Francia che, ai suoi “Promessi sposi” ambientati due secoli prima, preferiva nell’800 il realismo di uno Stendhal o la  modernità di un Flaubert. Non so se per Fiat Chrysler e Renault varrà anche il manzoniano “né domani né mai”, ma i guai maggiori per il fallito matrimonio sono adesso per John Elkann, il presidente di Fca che a sorpresa il 27 maggio aveva fatto un’avance da tipica scuola Marchionne.

Se è lecito per Fiat Chrysler e Renault che il governo francese e, ancora di più, i lontani giapponesi di Nissan ignorassero Manzoni, non lo si può sostenere con ragione per John Elkann. E’ vero che il presidente di Fiat Chrysler ha fatto il liceo a Parigi, però dovrebbe avere un po’ più di cultura italiana. E sapere che qualsiasi presidenza all’Eliseo, socialista o gaullista o macroniana, è pronta a comportarsi come Don Rodrigo quando si mettono in discussione gli interessi nazionali e la cosiddetta eccezione francese. Stranota, spesso insopportabile.

Per Elkann, il risultato di non aver letto Manzoni al liceo (beato lui, diciamolo), è che Fiat Chrysler adesso rischia una pericolosa solitudine. Il matrimonio mancato con Renault (salvo ripensamenti) arriva dopo altri tentativi non dichiarati e dopo il no pubblico della Gm all’avance di Marchionne, alla ricerca spasmodica di una grande fusione per superare l’ossessione del primato Toyota che John Elkann ha introiettato.

E chissà come se la ride Tavares, numero uno di Psa, con cui Elkann ha giocato al gatto e al topo sedendo al suo tavolo per una nuova alleanza industriale (quella esistente sui commerciali va a gonfie vele) mentre preparava un viaggio di nozze con un altro francese.

Fossi in Renault, una letta rapida a Manzoni comunque la darei. Nissan dice “non s’ha da fare” da troppo tempo: prima ha fatto saltare Ghosn da boss dell’Alliance, poi ha bloccato una fusione con i francesi che l’avrebbe condannato a essere minoranza per sempre e ora ha messo una mina – astenendosi – sotto la trattativa con Fiat Chrysler. E se per Renault fosse giunta l’ora di liberarsi innanzitutto di Nissan per andare avanti verso un altro futuro?

Il matrimonio fallito oggi è politique d’abord. Una lezione marxista (alla francese) sul primato della politica sull’economia. Colbertiana, se volete.

E’ anche una lezione capitalista su fusioni e scambi azionari che si fanno in genere soltanto se uno dei due partner balla sull’orlo dell’abisso e l’altro no. Come è accaduto per Renault e Nissan, Daimler e Chrysler, Fiat e Chrysler.

E infine è una curiosa lezione finanziaria. Fiat Chrysler senza debiti industriali, traguardo raggiunto da Marchionne, sembra non essere più seducente di quando era pesantemente indebitata.

@fpatfpat

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